Dalai Lama http://it.dalailama.com/ en-us Sun, 21 Oct 2018 10:19:40 +0000 Sun, 21 Oct 2018 10:19:40 +0000 Conversazione con gli studenti della Woodstock School http://it.dalailama.com/news/2018/conversazione-con-gli-studenti-della-woodstock-school Wed, 10 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/conversazione-con-gli-studenti-della-woodstock-school Thekchen Chöling, Dharamsala, India - Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha incontrato un gruppo di studenti della Woodstock School, in visita a Dharamsala durante la loro settimana di attività extrascolastiche. Sua Santità conosce la Woodstock School fin dai primi anni del suo esilio, quando ha vissuto per un certo periodo nel distretto di Mussoorie, la regione collinare dove ha sede la scuola.

Sua Santità il Dalai Lama incontra gli studenti della Woodstock School nella sala riunioni accanto al suo ufficio a Dharamsala, India, l'11 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Dopo aver chiesto quanti tibetani e bhutanesi erano presenti nel gruppo, Sua Santità ha voluto sapere la provenienza degli altri studenti: la maggioranza era indiana, ma erano presenti anche ragazzi e ragazze provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dall'Afghanistan.

Sua Santità ha raccontato di aver incontrato un gruppo di indonesiani e di quanto lo rattristino le continue frizioni tra musulmani sciiti e sunniti. E’ impensabile, ha detto, che persone che adorano lo stesso Allah e seguono lo stesso Corano si scontrino in questo modo.

"Tuttavia non ho mai sentito parlare di simili attriti tra sunniti e sciiti qui in India" ha detto. "In effetti l'India è unica, nel senso che tutte le maggiori religioni del mondo, sia quelle autoctone sia quelle provenienti da altri paesi, qui coesistono pacificamente. La lunga tradizione di armonia interreligiosa dell'India è esemplare e ora è giunto il momento di condividere questa pratica con il resto del mondo".

La prima delle tante domande che gli studenti hanno rivolto a Sua Santità riguardava i suoi passatempi.

"Quando ero ragazzo mi piaceva smontare le cose" ha risposto con una risata "ho esaminato i miei giocattoli e i miei orologi per vedere come funzionavano. Ho smontato e rimontato un proiettore cinematografico, appartenuto al XIII Dalai Lama, per farlo funzionare di nuovo. Da quando ero giovane mi piaceva anche coltivare dei fiori: avevo dei bellissimi tulipani nel giardino di Norbulingka a Lhasa. Ora però che sono invecchiato queste cose mi appassionano meno".

Gli studenti della Woodstock School incontrano Sua Santità il Dalai Lama presso la sua residenza a Dharamsala, India, l'11 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Un altro studente ha voluto sapere chi è a decidere che cos'è “morale”. Tutte le maggiori religioni del mondo, ha risposto Sua Santità, insegnano l'amore, la compassione, la tolleranza e l'autodisciplina. Alcune tradizioni, come l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam, credono in un Dio creatore e considerano tutti figli di quel Dio. Altre tradizioni indiane, come il giainismo e il buddhismo, ritengono che siano gli esseri stessi a partecipare alla creazione, quindi la responsabilità del cambiamento ricade sulle nostre spalle.

"Non ci dobbiamo lasciar dominare solamente dalle coscienze sensoriali" ha suggerito Sua Santità, "ma dovremmo prestare attenzione anche alla coscienza mentale, sviluppare una mente capace di concentrazione e usarla per analizzare la natura del sé e la natura della realtà”.

"Ciò che sperimentiamo è il risultato delle nostre azioni. Se portano gioia, consideriamo ciò che abbiamo fatto come positivo; se portano all’infelicità, la nostra azione è stata negativa. Così come non possiamo dire che una medicina in particolare è la migliore in tutte le circostanze, non possiamo neppure affermare che una tradizione religiosa è la migliore in assoluto. Abbiamo bisogno delle nostre diverse tradizioni a causa delle diverse disposizioni individuali. Quindi dobbiamo trattare tutte le tradizioni religiose con rispetto”.

"Molti dei problemi che ci troviamo a dover affrontare dipendono dal fatto che siamo preda delle emozioni distruttive. Tendiamo a pensare in termini di 'noi' e 'loro', senza tenere conto che umanità è un’unica famiglia. Il cambiamento climatico, per esempio, riguarda tutti noi e questo significa che dobbiamo avere una visione globale. Non possiamo ignorarlo. Siamo interdipendenti. Pensate a come il Tibet e i suoi fiumi rappresentino la fonte di gran parte dell'acqua dell'Asia. Ma le nevicate sono drasticamente calate a causa del riscaldamento globale".

Sua Santità il Dalai Lama risponde alle domande dei ragazzi durante il suo incontro con gli studenti della Woodstock School, nella sua residenza di Dharamsala, India, l'11 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Uno studente ha chiesto come è possibile superare l'apatia ed essere più intraprendente. Il Dalai Lama gli ha risposto che è necessario migliorare i sistemi educativi e che, così come siamo consapevoli dell’importanza dell’igiene fisica per preservare la salute, dobbiamo apprendere una sorta di igiene emotiva ovvero imparare ad affrontare le emozioni distruttive come la rabbia, la paura e l'odio. Addestrando le nostre menti, anziché fare ricorso a droghe o alcool, possiamo governare le nostre emozioni.

La psicologia indiana antica ha molto da dire su questo e anche se ormai l'India contemporanea è diventata abbastanza materialista è l'unico paese che, secondo Sua Santità, potrebbe sperimentare efficacemente l’integrazione dell’educazione moderna con l'antica comprensione indiana del funzionamento della mente e delle emozioni.

Alla domanda se avesse mai avuto dubbi sugli insegnamenti del Buddha, Sua Santità ha risposto che il Buddha stesso consigliava ai suoi seguaci di non accettare per fede o devozione i suoi insegnamenti, ma di interrogarsi e indagare sulla loro validità. Di conseguenza, il Buddhismo in generale e la Tradizione del Nalanda in particolare adottano un approccio realistico, fondato sul ragionamento e sulla logica ed è su tale base che il Dalai Lama è stato in grado di dialogare con gli scienziati per quasi quarant'anni.

"L'Università del Nalanda è ora in rovina, ma le tradizioni che vi fiorirono furono portate da Shantarakshita in Tibet nell'VIII secolo. Fu un grande studioso e logico, oltre che un monaco puro, e noi tibetani abbiamo mantenuto vivo ciò che ci ha insegnato".

Gli studenti della Woodstock School durante l’incontro con Sua Santità il Dalai Lama nella sua residenza di Dharamsala, India, l'11 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Prima che l'incontro si concludesse, Sua Santità ha fatto una distinzione tra le generazioni del XX e del XXI secolo. "Io appartengo al XX secolo, un tempo che è passato. Voi, però, appartenete tutti al XXI secolo e dovete pensare a come evitare di ripetere gli stessi errori. Il XX secolo è stato un’epoca di conflitti e violenza, oggi è necessario il disarmo".

"In una riunione di Premi Nobel per la Pace, a Roma diversi anni fa, abbiamo discusso dell'importanza di eliminare le armi nucleari. Dissi che limitarsi a parlarne non era sufficiente e che bisognava fissare un’agenda e rispettarla. Credo che oggi quella proposta sia fattibile perché in generale la gente è stufa della violenza”.

"Oltre ad eliminare le armi nucleari, abbiamo bisogno di una più vasta demilitarizzazione. La chiave di tutto è la determinazione a risolvere i conflitti e qualsiasi altro problema attraverso il dialogo. Seguendo questa strada, voi che appartenete al XXI secolo avete l'opportunità di costruire un mondo migliore e più pacifico. Grazie".

Dopo le consuete foto ricordo, Sua Santità ha fatto ritorno alla sua residenza per il pranzo.

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Sua Santità il Dalai Lama si congratula con i vincitori del Nobel per la Pace http://it.dalailama.com/news/2018/sua-santità-il-dalai-lama-si-congratula-con-i-vincitori-del-premio-nobel Fri, 05 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/sua-santità-il-dalai-lama-si-congratula-con-i-vincitori-del-premio-nobel Dharamsala, India - Nella sua lettera alla signora Nadia Murad (Iraq) e al dottor Denis Mukwege (Congo), Sua Santità si è congratulato per il conferimento del Premio Nobel per la pace per il loro impegno nella lotta all'uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Il Dalai Lama ha scritto: "Questo premio è il riconoscimento del formidabile coraggio, della determinazione e della resilienza che avete dimostrato nonostante le grandi avversità nell'aiutare e sostenere altri esseri umani, vittime di terribili dolori e traumi. Voi avete trasformato in azione la compassione e per questo a entrambi va tutto il mio encomio. Lavorare per ridare benessere a chi ne ha bisogno dimostra la forza della compassione". 

"Provo una grande ammirazione per i fratelli e le sorelle come voi, che si adoperano senza tregua per dare conforto e protezione a coloro che hanno un disperato bisogno di aiuto e non vedo l'ora di lavorare con voi per il nostro obiettivo comune: rendere questo mondo un posto migliore per tutti".

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Ultimo giorno di insegnamenti su richiesta dei praticanti di Taiwan http://it.dalailama.com/news/2018/ultimo-giorno-di-insegnamenti-ai-praticanti-di-taiwan Fri, 05 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/ultimo-giorno-di-insegnamenti-ai-praticanti-di-taiwan Thekchen Chöling, Dharamsala - All'inizio dell'ultimo giorno di insegnamenti per i praticanti di Taiwan, Sua Santità il Dalai Lama ha eseguito i rituali preliminari in preparazione dell’iniziazione di Avalokiteshvara che, ha spiegato, sarebbe stata una conclusione di buon auspicio per le giornate appena trascorse. Inoltre ha detto che avrebbe dato anche i precetti laici e i voti del bodhisattva e che avrebbe letto i "Tre Aspetti Principali del Sentiero" di Je Tsongkhapa.

Sua Santità il Dalai Lama durante i riti preliminari per l’iniziazione di Avalokiteshvara che libera dai Regni Inferiori, l'ultimo giorno di insegnamenti presso il Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 6 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

"Il consiglio di Aryadeva - astenersi dalle azioni non virtuose, eliminare la concezione del sé e infine  eliminare tutte le visioni errate - ha detto Sua Santità "indica la progressione lungo il sentiero per l’illuminazione. Dopo l’introduzione del Buddhismo in Tibet nel VII e VIII secolo vi fu un periodo di profondo declino al punto che nel Tibet centrale non c'erano più monaci. Fu allora che i discendenti degli imperatori tibetani invitarono Atisha nel Tibet occidentale. Atisha compose la "Lampada sul Sentiero" e con Dromtönpa stabilì la tradizione Kadam che prevedeva la pratica dell'intero insegnamento del Buddha sulla base dei tre diversi tipi di persone".

"Je Tsongkhapa riassunse questi insegnamenti nei “Tre Aspetti Principali del Sentiero” ovvero la determinazione ad essere liberi (la rinuncia), la mente di bodhicitta e la realizzazione della vacuità. Tsongkhapa nacque nell’Amdo e successivamente si trasferì nel Tibet centrale dove studiò nel monastero Kadampa di Sangphu”.

"Inizialmente si affidò al suo maestro, Umapa Pawo Dorje, come intermediario per ricevere gli insegnamenti di Manjushri, ma in seguito ebbe le proprie visioni durante le quali Manjushri gli diede una breve spiegazione della vacuità. Quando Tsongkhapa gli disse che non riusciva a comprenderla, Manjushri lo esortò a studiare ancora di più”.

I praticanti durante l'ultimo giorno degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama presso il Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 6 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

"Come risultato del suo studio e della sua intensa pratica Je Tzongkhapa divenne un maestro seguito da molti discepoli. Quando Manjushri gli consigliò vivere da eremita per completare sia la purificazione sia la raccolta di meriti, alcuni si lamentarono che, così facendo, i suoi studenti sarebbero rimasti senza una guida, ma Manjushri rispose di sapere che cosa sarebbe stato di maggior beneficio. E così Tsongkhapa andò in ritiro all'Eremo di Olkha Cholung".

"Durante un sogno, gli apparvero i maestri indiani della scuola Prasangika Madhyamika; Buddhapalita si fece avanti e gli toccò il capo una copia del commentario alla "Saggezza Fondamentale" di Nagarjuna che porta il suo nome. Il giorno successivo a Je Tsongkhapa fu offerta una copia di quello stesso testo e così iniziò a studiarlo”.

"Quando ebbe raggiunto la realizzazione della vacuità, decise di comporre la "Lode al Buddha per gli insegnamenti sull’origine dipendente" in cui, rivolgendosi direttamente al Buddha scrive: "Il tuo insegnamento è tale che chiunque lo ascolti raggiunge la pace" e riferendosi all’origine dipendente "quando l’ho compresa la mia mente ha trovato finalmente riposo". Tsongkhapa ha elogiato l’origine dipendente definendolo il ragionamento che dissipa completamente le due visioni estreme del nichilismo e della permanenza".

La folla nel cortile del Tempio Tibetano Principale, l'ultimo giorno degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India, il 6 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

I "Tre Aspetti Principali del Sentiero" sono stati composti come risposta a una lettera di richiesta di spiegazioni da parte di Tsako Ngawang Drakpa, un discepolo che Tsongkhapa aveva inviato a insegnare nel Tibet orientale. La prima strofa di omaggio ai "venerabili lama" ha indotto Sua Santità a sottolineare che nella "Grande esposizione degli stadi del sentiero per l'Illuminismo" Je Rinpoche spiega chiaramente in che modo ci si debba affidare a un maestro spirituale; che coloro che desiderano domare la mente degli altri dovrebbero prima di tutto domare se stessi attraverso la formazioni nell’etica, nella concentrazione e nella saggezza. I maestri, inoltre, dovrebbero essere saggi, eloquenti e compassionevoli.

Sua Santità ha fatto alcuni commenti durante la lettura del testo. Il primo verso della prima strofa è un segno di umiltà; i versi successivi ribadiscono i tre principali aspetti del sentiero. La seconda strofa è un incoraggiamento a rendere la vita significativa. La terza indica come coltivare la determinazione ad essere liberi, mentre la quinta allude alla consapevolezza della rinuncia. La sesta strofa espone la necessità di sviluppare la bodhicitta, mentre quelle successive spiegano i metodi per farlo. Sua Santità ha aggiunto che applicare a se stessi il significato della settima e dell’ottava strofa è utile per rafforzare la propria determinazione alla rinuncia.

Anche se pratiche come l'amore possono contrastare alcune afflizioni mentali, la nona strofa  chiarisce che è soltanto attraverso la comprensione della vacuità e dell’origine dipendente che è possibile eliminare l'ignoranza fondamentale che è la radice dell'esistenza ciclica.

Sua Santità il Dalai Lama durante l’iniziazione di Avalokiteshvara che libera dai Regni Inferiori,  l'ultimo giorno di insegnamenti al Tempio Tibetano Principale di  Dharamsala, India, il 6 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Riguardo alla decima strofa, Sua Santità ha raccontato che il suo compagno di dibattito, Ngödrup Tsognyi, sottolineava sempre la necessità di essere profondamente convinti dell’origine dipendente sia per poter comprendere la legge di causalità sia per vedere tutti i fenomeni come privi di qualsiasi esistenza oggettiva. Quando riuscirete a farlo, sarete entrati nel sentiero che piace ai Buddha.

Le strofe 11 e 12 si riferiscono alla completezza dell’analisi: gli oggetti e i fenomeni sembrano avere un'esistenza oggettiva; sembrano esistere dalla propria parte. Tuttavia, una volta realizzata la visione della Via di Mezzo, anche se appaiono intrinsecamente esistenti, sappiamo che in realtà non esistono in quel modo.

Nella strofa finale Tsongkhapa incoraggia il suo discepolo a "basarsi sulla solitudine e sul retto sforzo per raggiungere rapidamente la meta finale". Sua Santità ha esortato i presenti a seguire questo consiglio.

Una delle numerose foto di gruppo con i partecipanti agli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Tempio Tibetano Principale a Dharamsala, India, il 6 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Come parte della cerimonia di iniziazione di Avalokiteshvara che libera dai regni inferiori, Sua Santità ha dato i precetti  laici e i voti del bodhisattva. A conclusione della giornata, i praticanti provenienti da Taiwan hanno applaudito e recitato una preghiera per la lunga vita di Sua Santità, che ha ringraziato tutti per la  partecipazione. Dopo le consuete foto ricordo, il Dalai Lama ha lasciato il Tempio, attraversato il cortile e raggiunto l’auto che lo avrebbe accompagnato alla sua residenza.

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Terza giornata di insegnamenti a Dharamsala http://it.dalailama.com/news/2018/terza-giornata-di-insegnamenti-a-dharamsala Thu, 04 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/terza-giornata-di-insegnamenti-a-dharamsala Thekchen Chöling, Dharamsala - Dopo aver raggiunto il Tsuglaglagkhang e aver salutato i presenti, questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha reso omaggio alle immagini del Buddha, di Avalokiteshvara e dei Tre Re Religiosi del Tibet prima di prendere posto sul trono. Il canto del "Sutra del cuore" in cinese ha seguito la recitazione del Mangala Sutta in Pali.

I monaci thailandesi recitano il Mangala Sutta in lingua Pali all'inizio del terzo giorno degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 5 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

"Anni fa a Singapore" ha esordito Sua Santità, "ho partecipato a una cerimonia in cui alcuni monaci anziani recitavano il "Sutra del cuore" in cinese. Ero molto commosso al pensiero di come gli insegnamenti del Buddha si fossero diffusi anche in Cina e e ho pensato che avrei fatto tutto il possibile per contribuire a far rivivere quella tradizione”.

"Più recentemente, ho incontrato a Delhi molti monaci buddhisti provenienti da diversi paesi. Dopo aver dichiarato che non amo le formalità e che preferisco essere aperto e diretto, ho detto loro che a volte mi chiedo se la religione sia ancora attuale nel mondo contemporaneo. La mia sensazione è che lo sia, perché tutte le tradizioni religiose promuovono la compassione, una qualità di cui tutti noi continuiamo ad avere bisogno”.

"Come gli animali, noi esseri umani abbiamo una coscienza sensoriale, ma abbiamo anche una meravigliosa intelligenza, sulla base della quale possiamo raggiungere la felicità. La maggior parte delle persone, tuttavia, sottovaluta il potenziale della propria mente e cerca la felicità nelle gratificazioni dei sensi. Se la mente è disturbata, i piaceri sensoriali non la metteranno di certo a proprio agio, ma se la mente è in pace, tutto ciò che accade all’esterno sarà molto meno sconvolgente. Dobbiamo usare al massimo la nostra intelligenza”.

Alcune delle oltre seimila persone che hanno partecipato al terzo giorno di insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 5 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

"Coltivare la concentrazione e l'intuizione che conducono alla saggezza fa parte dell'antica tradizione indiana. Altre tradizioni religiose raccomandano l'autodisciplina, la tolleranza e così via, ma il Buddhismo consiglia specificamente di applicare la nostra intelligenza per trasformare la nostra mente. Tutti noi abbiamo l'opportunità di usare la nostra intelligenza per raggiungere la felicità piuttosto che per creare problemi”.

"La meditazione ha avuto un ruolo chiave nell'antica psicologia indiana. Ci sono stati praticanti spirituali che ritenevano un problema il regno del desiderio, con i suoi dolori e piaceri, mentre le forme più rarefatte di esistenza e i regni senza forma a cui si accedeva attraverso l'assorbimento meditativo erano considerati pacifici e attraenti. Il Buddha invece giudicava anche il regno della forma e quello senza forma problematici quanto il regno del desiderio, perché gli esseri al loro interno erano ancora soggetti all'ignoranza. Comprese che l’unico rimedio era realizzare la vacuità del sé e dei fenomeni e che quando l'ignoranza è superata, cessano anche tutte le afflizioni mentali".

Sua Santità il Dalai Lama legge il testo di Chandrakirti durante il terzo giorno di insegnamenti presso il Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 5 ottobre 2018. Foto del Venerabile Tenzin Jamphel

Sua Santità ha fatto notare che ci sono meditazioni specifiche per contrastare specifiche afflizioni mentali - la meditazione su ciò che è ripugnante, per esempio, è un antidoto all'attaccamento - ma che l'antidoto a tutte le afflizioni mentali è la realizzazione dell’assenza del sé. Ha citato le strofe dalla 224 alla 226 del sesto capitolo dell’'Ingresso nella Via di Mezzo' dove si loda la bodhicitta relativa e assoluta che Nagarjuna descrive come la fonte per l'accumulazione di merito e saggezza che, alla fine, danno origine al Corpo di Verità e al Corpo della Forma di un Buddha.

224
Attraverso la luce illuminante della saggezza, 
Chiaro come un frutto di mirobalano tenuto in mano, 
Il Bodhisattva realizza i tre mondi come originariamente non creati, 
e attraverso la verità convenzionale procede verso la cessazione.

225
Anche se la sua mente dimora nella cessazione, 
Egli genera compassione per gli esseri senzienti senza protettori. 
Coloro che sono nati dalle parole del Buddha e i Realizzatori solitari
senza eccezione saranno sconfitti dalla sua saggezza.

226
E come il re dei cigni davanti agli uccelli minori si libra
dispiegando le ali della verità convenzionale e ultima,
vola con la forza del possente vento della virtù 
Per conquistare la sponda lontana e suprema, le qualità del Vittorioso.

Riprendendo il testo, Sua Santità ha proseguito da dove si era fermato il giorno precedente, interrompendosi per commentare e chiarire alcuni passaggi. Quando è arrivato al termine della lettura il Dalai Lama ha esortato tutti a dedicare i meriti al fine di ottenere la visione profonda dell'illuminazione.

Prima di lasciare il tempio, Sua Santità ha annunciato che il giorno successivo avrebbe spiegato i "Tre aspetti principali del sentiero" di Je Tsongkhapa prima di dare l’iniziazione di Avalokiteshvara che libera dai regni inferiori.

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Secondo giorno di di insegnamenti su Chandrakirti http://it.dalailama.com/news/2018/secondo-giorno-di-di-insegnamenti-su-chandrakirti Wed, 03 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/secondo-giorno-di-di-insegnamenti-su-chandrakirti Thekchen Chöling, Dharamsala, India - I rappresentanti degli studenti di Taiwan hanno scortato questa mattina Sua Santità il Dalai Lama dalla sua residenza al Tsuglagkhang. In piedi, davanti al trono prima di sedersi, il Dalai Lama ha guardato a lungo i volti del pubblico salutandoli con la mano.

I monaci thailandesi recitano il Mangala Sutta in lingua Pali all'inizio del secondo giorno degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 4 ottobre 2018. Foto di Ven Tenzin Jamphel

Come è ormai consuetudine, i monaci thailandesi hanno recitato il Mangala Sutta in Pali. Poi gli studenti di Taiwan hanno intonato il "Sutra del cuore" in cinese, concludendo con un verso aggiuntivo:

Possano i tre veleni (rabbia, attaccamento e ignoranza) essere dissipati,
possa risplendere la luce della saggezza.
Che tutti gli ostacoli possano essere superati
e che noi possiamo entrare nel sentiero del bodhisattva.

                                        
Sua Santità ha recitato un verso dalla "Lode alla Perfezione della Saggezza":

Omaggio alla Perfezione della Saggezza,
la Madre di tutti i Buddha dei tre tempi,
Che è al di là delle parole, inconcepibile, inesprimibile,
Non prodotta e non ostacolata, della natura dello spazio,
Dominio oggettivo della saggezza consapevole di sé.

Tatyatha - gateh, gateh, paragateh, parasamgate

seguito dai versi di omaggio al Buddha. Poi il Dalai Lama si è rivolto ai presenti.

"Quando il Buddha apparve nel mondo 2600 anni fa, era abile, compassionevole, molto intelligente e saggio. Dopo di lui arrivarono una serie di grandi maestri indiani, Nagarjuna e i suoi seguaci, Asanga e i suoi discepoli, tra i quali i logici Dignaga e Dharmakirti. Hanno preservato gli insegnamenti del Buddha ascoltandoli, riflettendo su di essi e meditando su ciò che avevano compreso. Così gli insegnamenti sono stati tramandati di generazione in generazione".

I praticanti nel cortile del Tempio Tibetano Principale seguono il secondo giorno degli insegnamenti di  Sua Santità il Dalai Lama attraverso i maxischermi. Dharamsala, India, il 4 ottobre 2018. Foto di Ven Tenzin Jamphel

"Dall'India gli insegnamenti del Buddha si diffusero come tradizione Pali in Sri Lanka, Thailandia, Birmania e così via, e come tradizione sanscrita in Cina, Corea, Giappone e Vietnam e in Tibet. Nagarjuna è ben noto tra i seguaci della tradizione sanscrita. Leggendo i suoi scritti e quelli dei suoi discepoli possiamo apprezzare quanto fossero eruditi”.

"Con il primo giro della ruota del Dharma, il Buddha ha spiegato le Quattro Nobili Verità e le loro 16 caratteristiche. Per coloro che volevano comprenderle meglio, in particolare la vera cessazione e il vero sentiero, successivamente diede gli insegnamenti sulla Perfezione della Saggezza al Picco dell'Avvoltoio, nei pressi di Rajgir”.

"Le strofe che avete recitato dopo il "Sutra del Cuore" riguardano lo sviluppo della saggezza. Il verso in cui si parla del superamento degli ostacoli significa che è necessario sapere che cos'è l'ignoranza e quali sono i fattori che vi si oppongono. Il verso finale, riguardante l'impegno nelle pratiche dei bodhisattva, implica che, perché la saggezza sia efficace, è necessario un cuore gentile”.

"Nel “Sutra del Cuore”, Avalokiteshvara afferma che gli aggregati psicofisici sono vuoti, in quanto parte vacuità: "La forma è vacuità; la vacuità è forma. La vacuità non è altro che forma e anche la forma non è altro che vacuità". Tendiamo a pensare che la forma sia solida, sostanziale e intrinsecamente esistente, ma se esistesse nel modo in cui appare dovrebbe essere rintracciabile se la cerchiamo. Anche la descrizione di Avalokiteshvara mostra che la forma e la vacuità sono della stessa natura. Aggiunge poi che gli aggregati rimanenti - sensazione, discriminazione, fattori compositivi e  coscienza - sono anch'essi della natura della vacuità".

Sua Santità il Dalai Lama durante il secondo giorno di insegnamenti al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 4 ottobre 2018. Foto di Ven Tenzin Jamphel

Per quanto riguarda la vacuità della forma, Sua Santità ha citato due versi del capitolo 24 della "Saggezza Fondamentale della Via di Mezzo" di Nagarjuna;

Qualunque cosa sorga in modo dipendente
Si dice essere della natura della vacuità.
Questa, essendo una designazione dipendente,
è essa stessa la via di mezzo.

Poiché non c'è nulla
che non sia dipendente,
con c'è nulla
che non sia vacuità.

Sua Santità ha spiegato che il riferimento alla vacuità non significa che nulla esiste, ma piuttosto che le cose sono prive di esistenza indipendente, non esistono in sé e per sé, dalla loro parte. Le cose non sono solide e sostanziali come appaiono, esistono in dipendenza da altri fattori. La vacuità significa che qualcosa sorge in modo dipendente ed è privo di esistenza indipendente. Sua Santità ha menzionato le principali tipi di ragionamento usati per stabilire l’assenza del sé, tuttavia quello sull’origine dipendente è considerato il re dei ragionamenti, perché guarda alla vacuità dal punto di vista della causa, della sua natura e del risultato.

Sua Santità ha ricordato che il capitolo 26 della "Saggezza Fondamentale" tratta dei dodici legami di dipendenza che sorgono a partire dall'ignoranza, a causa della quale ci troviamo nell’esistenza ciclica, per poi passare al karma, al nome e alla forma, e concludere con la vecchiaia e la morte. Per invertire o superare questo processo dobbiamo eliminare l'ignoranza. Ha aggiunto che il capitolo 18 tratta dell’assenza del sé, mentre nel capitolo 24 Nagarjuna affronta le obiezioni dei Realisti buddhisti e la loro tesi secondo la quale se le cose mancassero di esistenza intrinseca, allora non esisterebbe nulla. Ad essi Nagarjuna risponde che semplicemente non hanno capito il significato e lo scopo della vacuità.

I praticanti provenienti da Taiwan all'interno del Tempio Tibetano Principale ascoltano Sua Santità il Dalai Lama durante il secondo giorno di insegnamenti a Dharamsala, India, il 4 ottobre 2018. Foto di Ven Tenzin Jamphel

Gli insegnamenti della Perfezione della Saggezza affermano che le cose hanno un'esistenza puramente nominale; esistono in termini di nomi ed etichette. Sua Santità ha citato una strofa delle Quattrocento Stanze di Aryadeva in cui si afferma che l'ignoranza, ovvero la nostra concezione errata della realtà, permea le nostre afflizioni mentali.

Come il senso tattile [pervade] il corpo
l'ignoranza è presente in tutte le [afflizioni mentali].
Superando l'ignoranza potrete 
superare tutte le afflizioni mentali.

Superare questa ignoranza richiede uno sforzo: la comprensione dell’origine dipendente. Sua Santità ha paragonato la nostra visione esagerata della realtà a ciò che lo psichiatra americano Aaron Beck  ha detto di aver osservato nelle persone afflitte dalla rabbia: tendono a vedere la persona o la situazione con cui sono arrabbiati in una luce del tutto negativa, ma questa visione è per il 90% una loro proiezione mentale.

Durante una breve sessione di domande e risposte Sua Santità ha parlato dell’importanza di coltivare la mente risveglio di bodhicitta anche se si vive un'esistenza frenetica. Ha sottolineato che la pratica della vacuità si concentra sull'illuminazione, mentre la pratica della bodhicitta si concentra sugli esseri senzienti. Il Dalai Lama ha anche spiegato il valore di mantenere la pratica dello Yoga in Sei Sessioni in relazione alla purificazione dei voti che vengono infranti. Ha elogiato l'aspirazione degli studenti di Taiwan di studiare i testi classici buddhisti e ha consigliato loro di leggerli nella loro lingua: il cinese.

Riprendendo il testo di Chandrakirti, il Madhyamakavatara, Sua Santità ha annunciato che era sua intenzione di dare una trasmissione orale completa del testo nel tempo a disposizione. Ha aggiunto che, pur essendo arrivato l'anno scorso al sesto capitolo, visto che ora è presente un giovane lama bhutanese, Jangtrul Rinpoche, che non ha mai sentito questo testo, intendeva ricominciare dall'inizio. Ha detto di aver ricevuto a sua volta la trasmissione esplicativa di questo testo da Ling Rinpoche.

I praticanti seguono il testo di Chandrakirti  durante il secondo giorno di insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India, il 4 ottobre 2018. Foto di Ven Tenzin Jamphel

Partendo dal titolo in sanscrito e in tibetano, Sua Santità ha letto il testo senza interruzioni, fermandosi solo di tanto in tanto per offrire dei chiarimenti. Prima di concludere la sessione, ha raccomandato di esaminare e analizzare bene le posizioni filosofiche descritte nel testo e ha suggerito di assumere una prospettiva più ampia su diversi punti di vista perché ciò produce una comprensione più vasta e più solida.

La strofa 119 del sesto capitolo, dove Sua Santità è fermato, recita:

L'attaccamento alla propria fede,
l'avversione per il punto di vista altrui: tutto questo è pensiero.
Eliminati attaccamento e avversione 
attraverso il ragionamento e l'analisi, saremo rapidamente liberati.

Dopo aver lasciato il tempio, Sua Santità si è fermato in mezzo alla gente per dare benedizioni, salutare e scambiare qualche parola. Gli insegnamenti proseguiranno domani.

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Ripresa degli insegnamenti a Dharamsala http://it.dalailama.com/news/2018/ripresa-degli-insegnamenti-sull-ingresso-nella-via-di-mezzo-di-chandrakirti Tue, 02 Oct 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/ripresa-degli-insegnamenti-sull-ingresso-nella-via-di-mezzo-di-chandrakirti Thekchen Chöling, Dharamsala, India - Quando Sua Santità il Dalai Lama ha raggiunto stamane il Tempio Tibetano Principale, il cortile era già affollato da persone desiderose di vederlo e dargli il benvenuto. All'interno del tempio, Sua Santità ha salutato la folla, i lama seduti ai lati del trono e ha preso posto.

I praticanti di Taiwan nel Tempio Tibetano Principale recitano le preghiere all'inizio dell'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala, India, il 3 ottobre 2018. Foto di Tenzin Phende/DIIR

Tra le seimila e cinquecento persone presenti, un migliaio sono taiwanesi, la maggior parte dei quali appartenenti alle diverse organizzazioni culturali che fanno capo all'Associazione Internazionale del Dharma Buddhista Tibetano, di Taiwan. Erano presenti inoltre cinquecento indiani e quasi duemila persone provenienti da 66 paesi diversi e oltre tremila tibetani.

I monaci dalla Thailandia hanno aperto la sessione di insegnamenti con la recitazione del Mangala Sutta in lingua Pali. I praticanti di Taiwan hanno poi cantato il Sutra del Cuore in cinese. Sua Santità ha completato le preghiere preliminari recitando i versi di saluto al Buddha tratti dall’ "Ornamento per la chiara realizzazione" e dalla "Saggezza fondamentale della via di mezzo" di Nagarjuna. Poi ha dato il benvenuto a tutti:

"Quelli di voi arrivati da Taiwan vengono a Dharamsala ormai da molti anni e oggi ci sono anche persone provenienti da molti altri paesi: vi saluto tutti. Inizierò con un'introduzione generale agli insegnamenti del Buddha. Molti di voi possono avere già una certa familiarità con essi, ma ci possono anche essere alcuni che non li hanno mai sentiti prima. 
"Questa strofa riassume gli insegnamenti del Buddha:

Non commettete azione inique,
praticate solo la perfetta virtù,
domate completamente la vostra mente.
Questo è l'insegnamento del Buddha
.

"Tutte le religioni ci insegnano a non fare del male e ad avere un cuore gentile. Ci sono tradizioni teistiche, che credono in un dio creatore, e tradizioni non teistiche che insegnano il karma. Tutte però ci incoraggiano ad aiutare gli altri e a non far loro del male”.

Sua Santità il Dalai Lama durante il primo dei quattro giorni di insegnamenti al Tempio Tibetano Principale a Dharamsala, India, il 3 ottobre 2018. Foto di Tenzin Phende/DIIR

"Come si doma la mente? I Buddha non lavano via con l'acqua le azioni negative, non rimuovono con le loro mani le sofferenze degli esseri senzienti e non trasferiscono la propria realizzazione e saggezza negli altri. È insegnando la verità che liberano gli esseri”.

"Già ai tempi del Buddha, in India, esisteva una fiorente e ricca tradizione di filosofica e psicologica. In generale, tutti credevano nelle vite passate e future anche sulla base dei racconti di persone che avevano ricordi vividi delle loro esistenze precedenti. Dal momento che il corpo non viaggia da una vita all'altra, la domanda che allora si posero era: che cosa passa da una vita all’altra? Molte scuole di pensiero postularono l’esistenza di un sé separato dalla combinazione mente/corpo, chiamato atman. Domare la mente si fondava sulla formazione nell’etica e nella concentrazione, sulla base delle quali la saggezza poteva essere coltivata”.

"Molti praticanti spirituali indiani aspiravano a trascendere il regno del desiderio e l'attaccamento che comporta, considerandolo pieno di problemi. Attraverso l'assorbimento meditativo cercarono di raggiungere la forma più sottile e più pacifica dell’essere e i regni senza forma”.

"Nato in una famiglia reale, il Buddha rinunciò ai privilegi del suo appannaggio quando si rese conto delle sofferenze legate alla nascita, alla malattia, all'invecchiamento e alla morte. Scelse la vita ascetica e come risultato della sua perfetta moralità e della sua concentrazione scoprì che, lungi dall'esistere in modo unico, autonomo e permanente, il sè è una mera designazione e che la sua errata concezione dipende e si rafforza con l’attaccamento; una nozione di sé che governa gli altri aspetti della combinazione mente/corpo e che per questo che viene considerato separato dalla combinazione mente/corpo".

La folla nel cortile del Tempio Tibetano Principale assiste all'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama attraverso i megaschermi. Dharamsala, India, il 3 ottobre 2018. Foto di Tenzin Phende/DIIR

"Raggiungendo l’illuminazione, il Buddha ha realizzato un'assenza del sé che diametralmente opposta all'idea di un sé unico, autonomo, permanente. Poi, si dice che egli abbia riflettuto così: "Profondo e pacifico, libero da complessità, luminosità non composta: ho trovato un Dharma simile a un nettare. Eppure, se lo insegnassi, nessuno lo capirebbe, così rimarrò in silenzio qui nella foresta".

Sua Santità ha spiegato che quando, successivamente, il Buddha incontrò i suoi cinque vecchi compagni di ascesi nel Parco delle Gazzelle, poco distante da Varanasi, essi riconobbero in lui un grande cambiamento e gli chiesero di insegnare ciò che aveva realizzato. Così il Buddha insegnò loro le Quattro Nobili Verità: la verità della sofferenza, la verità della sua origine, la verità della sua cessazione e la verità del sentiero. Riguardo a ciò che deve essere fatto, spiegò che la sofferenza deve essere riconosciuta; la sua origine deve essere superata; la sua cessazione deve essere raggiunta e il sentiero per la cessazione deve essere coltivato”.

Tuttavia, dal punto di vista del risultato, il Buddha chiarì che, sebbene la sofferenza debba essere conosciuta, non c'è nulla da conoscere; che anche se la sua origine deve essere superata, non c'è nulla da superare; che anche se la cessazione deve essere raggiunta, non c'è nulla da raggiungere e che nonostante la necessità di coltivare il sentiero non c'è nulla da coltivare".

Sua Santità ha spiegato poi che il Buddha illustrò i sedici attributi delle Quattro Nobili Verità, quattro relativi a ciascuna verità. Le quattro caratteristiche della verità della sofferenza sono che essa è impermanente, della natura della sofferenza, vuota e priva di un sé. Sua Santità ha aggiunto che, a un livello grossolano, possiamo comprendere l'impermanenza come la vita che finisce nella morte, ma che a un livello più sottile impermanenza significa che le cose sorgono, permangono, decadono e finiscono nella distruzione. Ancora più sottile è poi la comprensione che la disintegrazione di un fenomeno è causata dalla sua stessa causa. Di conseguenza, il cambiamento dei nostri aggregati psicofisici, la nostra combinazione mente/corpo, deriva dalla propria causa che è costituita dal karma e dalle afflizioni mentali.

Sua Santità il Dalai Lama durante il primo dei quattro giorni di insegnamento al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 3 ottobre 2018. Foto di Tenzin Phende/DIIR

"Ciò che è importante riconoscere - ha continuato Sua Santità - è che la sofferenza è radicata nell'ignoranza e non potremo superarla finché non avremo eliminato l'ignoranza prodotta dalla visione distorta della realtà. Rimaniamo soggetti a questa ignoranza finché pensiamo all'io come a un sé indipendente. Eppure, quando cerchiamo un sé come entità indipendente dalla combinazione mente/corpo, non troviamo nulla. Non possiamo trovare un tale sé tra i cinque aggregati psicofisici che compongono la combinazione mente/corpo, né possiamo identificarlo con la coscienza”.

"Proprio come il carrello è designato sulla base delle sue parti, così una persona è designata sulla base degli aggregati psicofisici. Nagarjuna spiega che la cessazione della sofferenza avviene attraverso l'eliminazione del karma e delle afflizioni mentali. Il karma e le afflizioni nascono dai pensieri concettuali, che derivano dalle esagerazioni mentali o dalla fabbricazione".

"La fabbricazione cessa attraverso la comprensione della vacuità. Anche noi possiamo fare esperienza della vacuità se facciamo uno sforzo costante e se studiamo le opere di Nagarjuna e dei suoi seguaci;  possiamo arrivare a comprendere ciò che essi spiegano accuratamente riguardo alla non esistenza di un sé indipendente".

"I difetti della mente, associati a una visione distorta della realtà, non sono intrinsecamente parte della natura della mente, perché la natura della mente è chiarezza e consapevolezza. La cessazione è dunque quello stato mentale in cui difetti e le oscurazioni mentali sono stati rimossi. Pertanto, la liberazione si ottiene purificando completamente la mente".

Il pubblico ascolta Sua Santità il Dalai Lama durante il primo dei quattro giorni di insegnamento al Tempio Tibetano Principale di Dharamsala, India, il 3 ottobre 2018. Foto di Tenzin Phende/DIIR

Nel rispondere alle domande del pubblico, Sua Santità ha spiegato che cosa va realizzato prima, tra l’assenza del sé delle persone e l’assenza del sé dei fenomeni. Ha citato la "Preziosa Ghirlanda"' di Nagarjuna dove si legge che finché c'è attaccamento per gli aggregati psicofisici, c'è attaccamento a un sé individuale. Tuttavia, Je Tsongkhapa, nell’esposizione intermedia ed estesa degli “Stadi del Sentiero” illustra prima l’assenza del sé dell’individuo e poi l’assenza del sé dei fenomeni. Sua Santità ha aggiunto che, poiché il Buddha è stato molto accurato nei suoi insegnamenti, noi dobbiamo esserlo altrettanto nei nostri studi.

"Ho sentito parlare per la prima volta della vacuità settant’anni anni fa e ci ho riflettuto per oltre sessanta", ha detto Sua Santità. "È bello essere curiosi: da bambino, quando vedevo degli insetti volevo sapere da dove venivano e volevo anche sapere perché ci sono così tante varietà di fiori. Negli ultimi 50 anni, ho anche meditato a fondo sulla mente del risveglio di bodhicitta. Ho sentito dire che oggi gli anziani soffrono sempre più spesso di solitudine, ma se coltivate la compassione e la bodhicitta non vi sentirete mai soli".

Sua Santità, per concludere la sessione, ha detto che oltre alla necessità di domare completamente la propria mente è necessario anche sostenere il proprio corpo… e che era giunta l’ora di pranzo. Domani mattina continuerà i suoi insegnamenti.

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Valori umani e educazione, presso l'Università di Scienze Applicate di Zurigo http://it.dalailama.com/news/2018/valori-umani-e-educazione-presso-luniversità-di-scienze-applicate-di-zurigo Sun, 23 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/valori-umani-e-educazione-presso-luniversità-di-scienze-applicate-di-zurigo Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha lasciato il suo hotel per andare a Winterthur dove, al suo arrivo al Centro Congressi, è stato ricevuto da Jean-Marc Piveteau, presidente dell'Università ZHAW (Università di Scienze Applicate di Zurigo). Dopo che Sua Santità ha preso posto sul palco dell'auditorium, Piveteau ha presentato l'evento. "Oggi discuteremo di tolleranza, giustizia e libertà perché è importante essere consapevoli dei valori umani. Un'università è qualcosa di più di un luogo dove si va per conseguire una laurea, è un luogo dove si coltivano idee e valori, impegno e responsabilità. Per noi, Santità, lei rappresenta molti di questi valori e siamo onorati di sentire le sue parole".

Jean-Marc Piveteau, presidente dell'Università ZHAW introduce il simposio presso il Centro congressi dell'Università di Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Cari fratelli e sorelle" ha esordito Sua Santità, "quando vedo un volto umano, penso: "Oh! un altro fratello, un’altra sorella umani". Ci concentriamo troppo su differenze secondarie - nazionalità, etnia, confessione religiosa, status sociale - che danno origine a un senso di separazione tra "noi" e "loro". Nel mondo di oggi, oltre ai disastri naturali, molti dei problemi che affrontiamo sono creati dall’uomo. Per questo la gente non è felice”.

"In passato, la popolazione umana era poco numerosa, le persone dipendevano l'une dalle altre e vivevano in piccole comunità. Ora la popolazione mondiale è aumentata e continuiamo a fare distinzioni tra questa comunità e quella, questo paese e quell’altro. Nel XX secolo ci sono state due guerre mondiali; perché? Oggi, in Medio Oriente, la religione è diventata il motivo per cui le persone si uccidono. Pensano in termini di "la mia religione" e "la loro religione". Poiché creiamo questi conflitti, è nostra responsabilità risolverli”.

Una veduta del palco, durante il simposio su "Valori umani ed educazione" a Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Ci sono comunque segnali di speranza; l'ultima parte del XX secolo è stata diversa dagli anni che l’hanno preceduta. Sono un grande ammiratore dello spirito dell'Unione Europea e del modo in cui de Gaulle e Adenauer, dopo essere stati a lungo nemici, hanno deciso che era meglio vivere insieme e perseguire l’interesse comune. Mi sembra che gli inglesi stiano lasciando l’Unione Europea per ragioni poco lungimiranti ed egoistiche”.

"Ci sono differenze tra noi, ma a un livello più profondo siamo uguali nell'essere umani. Siamo tutti nati tutti allo stesso modo e moriremo tutti allo stesso modo. Alcuni scienziati dicono, grazie ai loro studi su bambini molto piccoli, che la nostra natura è fondamentalmente compassionevole; che la rabbia, la paura e l'odio minano il nostro sistema immunitario, mentre la pace della mente fa bene alla nostra salute”.

"Come esseri umani siamo animali sociali. Sopravviviamo dipendendo dalla nostra comunità. A Barcellona, ho incontrato un monaco cattolico che visse da eremita sulle montagne, dove meditò a lungo sull'amore. Si nutriva solo di pane e tè ed era veramente felice, ma anche lui dipendeva dalla comunità locale”.

"Abbiamo bisogno di amici e l'amicizia si basa sulla fiducia. Per guadagnarsi la fiducia del prossimo soldi e potere non sono di alcuna utilità; bisogna dimostrare una sincera preoccupazione per gli altri. La fiducia non si compra al supermercato. Nell'antichità, voi svizzeri e noi tibetani siamo stati tranquilli e al sicuro, al riparo delle nostre montagne, ma oggi gli esseri umani appartengono ad un’unica comunità. Dobbiamo quindi integrarci e, poiché siamo interdipendenti, dobbiamo dimostrare una certa responsabilità globale”.

Sua Santità il Dalai Lama durante il simposio "Valori umani e formazione" presso Università di Scienze Applicate di Zurigo, a Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Che si creda di essere tutti figli di Dio o che si creda semplicemente nel karma, sappiamo che un'azione positiva dà origine alla felicità e un comportamento negativo porta solo sofferenza: allora com’è possibile che le persone continuino a uccidersi a vicenda? Dobbiamo pensare alla pace della mente. Fino a un paio di secoli fa la Chiesa si è occupata di insegnare i valori interiori insieme all'istruzione. Oggi, i valori interiori devono essere incorporati nell'educazione, non sulla base di questa o quella fede, ma da un punto di vista laico”.

"E proprio come insegniamo l'igiene per rimanere fisicamente in forma, abbiamo bisogno di coltivare l'igiene emotiva, imparando ad affrontare le nostre emozioni distruttive e raggiungere la pace della mente. Ovunque io sia, condivido queste idee con chi vuole ascoltarle. Sono stato abbastanza chiaro?”

La risposta è stata un caloroso applauso da parte di tutti i presenti.

La moderatrice del dibattito, la conduttrice della TV svizzera Susanne Wille, ha presentato i vari relatori: Christiane Hohenstein, docente di Interculturalismo e linguistica, Andreas Gerber-Grote, professore di salute pubblica e responsabile della ricerca, Leanardo Huber, presidente dell'Associazione studentesca e Rudolf Högger, dell’Istituto Tibetano Rikon.

La moderatrice, giornalista della TV svizzera, Susanne Wille durante il dialogo con Sua Santità il Dalai Lama presso Università di Scienze Applicate di Zurigo, a Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La Wille ha iniziato la discussione chiedendo a Sua Santità se fosse vero che era stato uno studente pigro. Il Dalai Lama ha risposto che era del tutto naturale: in Tibet l'educazione inizia con la memorizzazione dei testi e lui, all'età di sette anni, aveva iniziato a imparare i classici a memoria e ovviamente non era affatto divertente. Lo studio gli è sembrato gravoso fino all'età adulta quando ha cominciato ad apprezzare ciò che aveva imparato. “A 16 anni - ha aggiunto - ho perso la libertà e a 24 anni il mio Paese, ma a quel punto avevo scoperto che ciò che avevo studiato mi permetteva di mantenere salda la mia forza interiore”.

Il dibattito ha toccato temi come l'autodisciplina, la capacità di ascoltare il punto di vista degli altri e la sostenibilità. Il dottor Högger ha mostrato una foto di monaci tibetani a cui è stato insegnato a sezionare i pesci. Li hanno dissezionati, organo dopo organo, sollevando alla fine il cervello e il midollo spinale. A quel punto uno di loro ha chiesto: "È qui che inizia la coscienza?” e il docente ha risposto che la scienza occidentale afferma che senza tale base non ci può essere coscienza. E’ stato un momento in cui la scienza moderna e la scienza buddhista hanno dimostrato i loro diversi approcci.

Rudolf Högger dell'Istituto Tibetano Rikon, durante il suo intervento all’Università di Scienze Applicate di Zurigo, Winterthur, Svizzera, Zurigo, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La dottoressa Hohenstein ha detto di non essere così sicura che i valori umani universali esistano ancora, ma che dovremmo essere pronti a cambiare la nostra posizione o prospettiva. Ha osservato che, dato il continuo divario di genere, l'uguaglianza continua ad essere lontana. “I primi esseri umani - ha detto Sua Santità - raccoglievano e condividevano ciò di cui avevano bisogno. Soltanto dopo lo sviluppo dell’agricoltura hanno iniziato a rivendicare diritti di proprietà ed è sorta la necessità di una leadership. Poiché il criterio per essere leader era la forza fisica, il dominio maschile è stato inevitabile. Tuttavia l'istruzione ha permesso di affrontare in una certa misura questa disuguaglianza, anche se rimane tuttora la necessità di migliorare l'uguaglianza, abbandonando i costumi e le abitudini mentali discriminanti ancora radicati”.

La dottoressa Hohenstein in occasione della tavola rotonda presso l’Università di Scienze Applicate di Zurigo, Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Per quanto riguarda la questione dei valori umani universali in relazione al mondo della finanza, Leanardo Huber ha suggerito che la responsabilità sociale d'impresa è solo un punto di partenza, ma che questo tema va ancora affrontato e discusso. Sua Santità ha osservato che uno stile di vita materialistico ha obiettivi materialistici, ma dobbiamo anche chiederci che cos'è la coscienza. Ha raccontato di averne discusso con alcuni scienziati russi, ma loro non hanno accettato la nozione di coscienza mentale, considerandola come un'idea religiosa. Ha menzionato il valore dell'antica psicologia indiana e dei suoi metodi per addestrare la mente attraverso la meditazione. Oggi, la scoperta della neuroplasticità ha dimostrato che la pratica meditativa può modificare il cervello.

Leanardo Huber, presidente dell'Associazione studentesca, durante il dialogo con Sua Santità il Dalai Lama, presso l’Università di Scienze Applicate di Zurigo, a Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Le persone sono abituate a considerare esclusivamente le fonti sensoriali di piacere e di gioia; prestano davvero poca attenzione alla mente. In Tibet, seguendo le tradizioni dell'Università indiana del Nalanda, facciamo ampio uso della meditazione analitica; chiedendoci sempre perché? perché? perché? perché? perché? E se ci imbattiamo in una spiegazione che contraddice la logica, la respingiamo".

Rispondendo ad alcune domande del pubblico, Sua Santità ha suggerito che i bambini possono essere educati con amore e affetto ad imparare a gestire le loro emozioni. Ha poi espresso il dubbio che l'intelligenza artificiale possa mai replicare pienamente la mente umana, sofisticata al punto da essere la creatrice dell’intelligenza artificiale.

Alla domanda su come trovare la pace della mente, ha risposto che prima di tutto bisogna analizzarla: è necessario capire perché le emozioni come la rabbia e l'odio sono inutili, dal momento che disturbano la mente, mentre coltivare il loro opposto, come la compassione, incrementa la pace interiore. Sua Santità ha sottolineato che le emozioni distruttive sono radicate nella visione distorta che abbiamo della realtà. Ha citato Aaron Beck, uno psichiatra americano con una lunga esperienza con pazienti afflitti dalla rabbia, che gli ha spiegato che quando le persone sono arrabbiate, l'oggetto della loro rabbia sembra essere completamente negativo, ma che questa negatività è una loro proiezione mentale al 90%.

Domande e risposte con Sua Santità il Dalai Lama durante la tavola rotonda presso l’Università di Scienze Applicate di Zurigo, Winterthur, Svizzera, il 24 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Ha aggiunto che è utile sapere che le emozioni non appartengono alla natura della mente. La mente è chiara come l'acqua, ma come l'acqua può diventare torbida a causa delle emozioni. La chiarezza naturale della mente è un concetto che il Dalai Lama ha sottolineato più volte.

La moderatrice Susanne Wille ha chiesto ai relatori quale idea li aveva particolarmente colpiti dell’intera discussione. Il dottor Högger ha citato la responsabilità individuale e la necessità di un cambiamento personale. Per la dottoressa Hohenstein il concetto di igiene emotiva e di non di concentrarsi sulle differenze secondarie. Il dottor Gerber-Grote ha espresso apprezzamento per l'empatia e Leanardo Huber ha detto di essere incuriosito dall'idea della meditazione analitica.

Jean-Marc Piveteau ha ringraziato Sua Santità e gli altri relatori a nome dell'Università ZHAW. Anche la dottoressa Karma Dolma Lobsang, a nome dell'Istituto Tibetano Rikon, ha espresso la sua gratitudine, e ha aggiunto che questo era il quarto e ultimo evento parte delle celebrazioni del 50° anniversario dell'Istituto Tibetano Rikon. Ha augurato a Sua Santità una lunga vita, un viaggio di ritorno sicuro e ha aggiunto che queste giornate con lui non saranno dimenticate. Ancora una volta, un caldo applauso ha riempito la sala.

Sua Santità e i relatori sono stati invitati a pranzo dall'Università. In seguito, il Dalai Lama è partito per Berna, da dove domani volerà in India.

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Insegnamenti a Zurigo http://it.dalailama.com/news/2018/insegnamenti-a-zurigo Sat, 22 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/insegnamenti-a-zurigo Zurigo, Svizzera - Questa mattina, Sua Santità il Dalai Lama si è recato all'Hallenstadion di Zurigo, dove più di novemila persone lo aspettavano per ricevere i suoi insegnamenti. Ha preso posto sul trono, dietro al quale erano appese tre colossali thangka raffiguranti Buddha, Manjushri e Avalokiteshvara. Le preghiere sono state brevi e il Dalai Lama ha iniziato con una sintetica introduzione al buddhismo.

Il palco dell'Hallenstadion di Zurigo durante l'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama a Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Il Dalai Lama spiegato che nell'antica India le persone che ricordavano le loro vite passate postularono l’esistenza di un sé unico, permanente e autonomo che continua da una vita all'altra; inoltre, molte tradizioni spirituali indiane avevano in comune pratiche per ottenere una mente stabilmente tranquilla e una visione profonda.

"Coltivando la calma dimorante, cerchiamo di eliminare le distrazioni della mente"  ha detto Sua Santità. "Calmare la mente e focalizzarla su un singolo punto si sviluppa in nove stadi, che sono spiegati nel volume intermedio degli “Stadi della Meditazione”. È necessario evitare torpore e pigrizia da un lato, ed eccitazione dall'altro. Conosco un meditatore che è emerso da un ritiro di tre anni e che ha ammesso che la sua mente era più opaca di prima: aveva permesso alla sua mente di sprofondare nel torpore. La mente invece deve essere completamente vigile. Ha bisogno dell'intensità della consapevolezza”.

"La visione profonda è una mente che si concentra sul modo in cui le cose e i fenomeni esistono. La calma dimorante e la visione profonda si trovano anche in tradizioni non buddhiste che esplorano gli assorbimenti meditativi del regno del desiderio, della forma e senza forma”.

La comunità monastica tibetana durante l'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama all'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Attraverso la pratica della meditazione il Buddha ha scoperto che l’attaccamento ad una visione distorta del sé è la fonte di tutti i problemi e che l’assenza del sé è la via da seguire. Fu così che raggiunse l’illuminazione, a seguito della quale tuttavia rimase in silenzio per 49 giorni e, in una strofa che gli viene attribuita, rifletteva così:

"Profondo e pacifico, libero da elaborazioni, una luminosità non composta:
ho trovato un Dharma simile a un nettare.
Eppure, se lo insegnassi, nessuno lo capirebbe,
Così rimarrò in silenzio, qui nella foresta
”.

"Profondo e pacifico" si riferisce alla natura dell'esistenza ciclica e della cessazione. “Libero da elaborazioni", indica l’assenza sottile del sé e la vacuità, ovvero il nucleo degli insegnamenti sulla Perfezione della Saggezza. La 'Luminosità non composta' indica la chiara luce, descritta nel “Sutra che rivela il Pensiero' e che è stata spiegata a coloro per i quali 'nulla ha un'esistenza intrinseca'. Ma per evitare di cadere nell’estremo del nichilismo, il Buddha insegnò anche le tre nature: la natura designata, che non implica alcuna esistenza intrinseca; la natura dipendente, che non si crea da sé; e la natura perfetta che non ha un'esistenza ultima e indipendente.

Sua Santità il Dalai Lama durante il suo insegnamento all'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Quando i primi cinque discepoli del Buddha lo videro avvicinarsi, gli chiesero di raccontare quello che aveva scoperto e così insegnò le Quattro Nobili Verità con i loro 16 attributi. Questa è la sintesi perfetta di tutto il suo insegnamento. Successivamente, il Buddha spiegò anche la Perfezione della Saggezza, un insegnamento trasmesso in centomila versi, in venticinquemila versi, in ottomila versi, in centocinquanta versi, il 'Sutra del Diamante' e il 'Sutra del Cuore'. La versione più breve è rappresentata dalla lettera 'a', che indica la negazione dell'esistenza indipendente delle cose e dei fenomeni".

Nyengön Sungrab distingue tra la struttura generale degli insegnamenti, che include le Quattro Nobili Verità e la Perfezione della Saggezza, e gli insegnamenti speciali destinati a persone specifiche, che includono il Tantra. Anche la disciplina monastica fa parte della struttura generale. Il Buddha ha prescritto ai suoi monaci dei precetti che devono governare la loro condotta, come ad esempio il modo in cui indossare le vesti. Man mano che i monaci commettevano degli errori, vennero introdotti altri precetti. L'ordinazione completa nella tradizione Mulasarvastavadin, preservata in Tibet, consiste in 253 voti. L'ordinazione Theravada comporta 227 voti, ma essenzialmente le due tradizioni riflettono la stessa disciplina.

Sua Santità ha poi fatto notare che abitualmente si rende omaggio ai "Sei ornamenti e Due Supremi", i grandi maestri buddhisti indiani del passato, ma che questo elenco non è completo. Per rimediare alle omissioni ha composto la "Lodi ai Diciassette Maestri del Nalanda" e commissionato una nuova thangka per illustrarli.

Oltre novemila persone hanno partecipato all'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama presso l'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Sua Santità ha poi dato la trasmissione orale della Lode, a partire da Buddha Shakyamuni, per poi esaltare le qualità di Nagarjuna, Aryadeva, Buddhapalita, Bhavaviveka, Chandrakirti, Shantideva, Shantarakshita e Kamalashila del lignaggio profondo. Al lignaggio delle vaste azioni appartengono invece Asanga, che ha trascritto i cinque testi di Maitreya, Vasubandhu, i logici Dignaga e Dharmakirti, Vimuktisena, Haribhadra, i maestri del Vinaya Gunaprabha e Shakyaprabha, e Atisha.

Sua Santità ha poi spiegato le Due Verità, la verità convenzionale e la verità ultima. "La mia esperienza della vacuità è tale che se faccio uno sforzo posso capirla. Affidandomi alla 'Guida' di Shantideva posso capire i difetti dell’egocentrismo e coltivare la bodhicitta per superarli. Non si tratta di un mero esercizio intellettuale: queste pratiche hanno un impatto diretto sulle mie emozioni inquietanti”.

"In passato, gli autori occidentali avevano etichettato il buddhismo tibetano come lamaismo. Oggi invece, gli studiosi riconoscono che esso rappresenta l'autentica tradizione del Nalanda".

L'interprete mongolo, uno dei sette traduttori della simultanea, durante l'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama a Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Sua Santità ha poi iniziato a spiegare la 'Preziosa Ghirlanda” di Nagarjuna. Nei primi versi, l'opera menziona le condizioni indispensabili per poter praticare il Dharma, condizioni risultanti da cause specifiche, poste evitando di commettere tredici azioni: uccidere, rubare e commettere adulterio; mentire, creare discordie, parlare con aggressività o di argomenti futili; avidità, malevolenza e concezioni errate. Vi sono poi altre tre ulteriori attività da cui astenersi: il consumo di alcol, vivere con mezzi di sussistenza scorretti e fare del male. Le attività da adottare invece sono: praticare rispettosamente la generosità, onorare chi è meritevole di essere onorato e amare.

Sua Santità ha letto rapidamente il primo capitolo della "Preziosa Ghirlanda" per poi richiamare l'attenzione su venti versi, a partire dalla strofa 466, che Nagarjuna stesso  raccomanda di recitare quotidianamente. Il Dalai Lama ha poi spiegato che i tre volumi degli “Stadi della Meditazione” furono scritti su richiesta di Trisong Detsen dopo che Kamalashila, allievo di Shantarakshita, aveva sconfitto i monaci cinesi nel dibattito. Sua Santità ha consigliato a tutti di leggere e studiare la "Preziosa Ghirlanda” di Nagarjuna e “Gli stadi della meditazione” di Kamalashila, oltre alla “Trentasette pratiche del Bodhisattva” come guida alla pratica quotidiana. Poi Sua Santità ha trasmesso i voti del Bodhisattva.

Al termine degli insegnamenti, è stato letto un rendiconto finanziario relativo a queste giornate organizzate dalla Comunità Tibetana Svizzera e del Liechtenstein e dall'Istituto Tibetano Rikon. Questo ha dato lo spunto a Sua Santità per ribadire il fatto che non richiede mai compensi per gli insegnamenti, ma di aver assunto i tre impegni di Tseley Rangdol: non spostarsi da un luogo all’altro a cavallo, mangiare solo cibo vegetariano e non prendere alcun compenso per il suo insegnamento.

Daniel Aitken, Presidente della Wisdom Books, presenta a Sua Santità l’edizione in brossura di “The Life of My Teacher: A Biography of Kyabjé Ling Rinpoche" a conclusione degli insegnamenti all'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Infine, Daniel Aitken, Presidente della Wisdom Books, ha presentato a Sua Santità l'edizione in brossura di "The Life of My Teacher: A Biography of Kyabjé Ling Rinpoche', di cui il Dalai Lama è autore.

"Ling Rinpoche mi ha dato l'ordinazione da Bhikshu e mi ha incoraggiato a studiare i grandi testi e di questo gli sono profondamente grato", ha dichiarato Sua Santità, prima di lasciare la sala per il pranzo con alcuni deputati svizzeri, Mario Fehr e il Presidente della Città di Zurigo.

In seguito, ha incontrato oltre seimila tibetani e sostenitori del Tibet.

Sua Santità il Dalai Lama incontra i suoi connazionali e i sostenitori della causa tibetana all'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Ovunque ci siano dei tibetani, nati in Tibet o fuori dal Tibet, siamo tutti fatti di sangue, carne e ossa tibetani. La parola “tibetano” non potrà mai essere cancellata dal mondo mentre siamo ancora vivi".

Il Dalai Lama ha passato in rassegna quasi 70 anni di alti e bassi delle relazioni con la Cina e li ha paragonati al tempo: a volte è burrascoso e grandina, poi esce un po’ di sole finché le nuvole si addensano un’altra volta. Ha fatto riferimento alle epoche dei diversi leader, a partire da Mao Zedong, e ai cambiamenti che hanno avuto luogo. Ha fatto riferimento all’approccio della Via di Mezzo che lui stesso aveva elaborato e che poi è stato adottato dal Sikyong. Ha aggiunto che i cinesi che continuano a considerarlo un separatista reazionario non hanno più un gran seguito e che sarebbe più utile accogliere il Dalai Lama.

Una donna tibetana in abito tradizionale, tra gli oltre seimila tibetani e sostenitori della causa del Tibet durante l’incontro con Sua Santità il Dalai Lama all'Hallenstadion di Zurigo, Svizzera, il 23 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Nelle sue parole di ringraziamento, il Presidente della Comunità Tibetana Svizzera e del Liechtenstein ha guidato i presenti nella recitazione della preghiera per la lunga vita di Sua Santità e per la realizzazione dei suoi desideri. Sua Santità ha sorriso, ha salutato la folla e ha lasciato il palco.

Domani parteciperà ad un evento a Winterthur, organizzato dall'Università di Scienze Applicate di Zurigo, dall'Istituto Tibetano Rikon e dalla Fondazione Ganden Phodrang del Dalai Lama.

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Celebrazioni del 50°anniversario del Tibet Institute Rikon - seconda giornata http://it.dalailama.com/news/2018/celebrazioni-del-50-anniversario-del-tibet-institute-rikon-seconda-giornata Fri, 21 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/celebrazioni-del-50-anniversario-del-tibet-institute-rikon-seconda-giornata Zurigo, Svizzera - Prima di partire per Winterthur per partecipare alle ulteriori celebrazioni del 50° anniversario del Tibet-Institute Rikon, questa mattina Sua Santità il Dalai Lama ha rilasciato un'intervista alla televisione svizzera, condotta dalla studiosa e giornalista islamica Amira Hafner-Al Jabaji. Che ha iniziato chiedendo il significato dell'Istituto Tibetano Rikon.

Sua Santità il Dalai Lama si prepara per l'intervista con la studiosa e giornalista islamica Amira Hafner-Al Jabaji a Zurigo, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Per cominciare, gli svizzeri si sono offerti di fornire lavoro e case a un migliaio di rifugiati tibetani," ha risposto Sua Santità, "e questo ha permesso loro di formare una comunità tibetana. Poiché il buddhismo è al centro della cultura tibetana, è sembrato utile creare un piccolo monastero come istituzione culturale. I monaci potevano dare insegnamenti sulla la mente umana e sulle emozioni che, naturalmente, possono essere studiate anche da un punto di vista accademico. I fratelli Kuhn inizialmente volevano aiutare i tibetani, ma poi si sono resi conto dell’unicità della cultura tibetana e hanno deciso di dare un contributo per preservarla".

La Hafner ha chiesto a Sua Santità le sue impressioni sulla Svizzera e il Dalai Lama ha risposto che è come il Tibet, un paese montuoso con aria pura e pulita, ma molto più sviluppato. Ha aggiunto che quando si trovava in Tibet associava la Svizzera soprattutto agli orologi, in particolare ai Rolex con il loro marchio a forma di corona a cinque punte.

La giornalista ha poi citato i 156 bambini tibetani che sono stati accolti da famiglie svizzere, alcuni dei quali hanno avuto delle difficoltà di adattamento. Sua Santità ha spiegato che nei primi giorni di esilio, molti tibetani avevano non avevano più nulla ed erano impegnati nella costruzione di strade. Aiutare i bambini tibetani significava salvare loro la vita.

La studioso e giornalista islamica Amira Hafner-Al Jabaji durante l’intervista a Sua Santità il Dalai Lama per la televisione svizzera. Zurigo, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Facendo riferimento a un’affermazione che gli viene attribuita - a volte non raggiungiamo lo scopo a cui aspiriamo, ma altre volte raggiungiamo qualcosa che non ci aspettavamo - la Hafner ha chiesto al Dalai Lama se mai gli fosse capitato qualcosa di analogo. "Sì" ha detto "come rifugiati abbiamo perso il nostro paese, ma questo ha portato ad altre opportunità. Se fossi rimasto nel Tibet così com'era, la mia vita sarebbe stata molto più limitata e isolata. Diventare rifugiati ha dato a molti tibetani l'opportunità di avere un'istruzione moderna. Nel frattempo, abbiamo ripristinato la formazione nelle istituzioni monastiche e oggi in India ci sono oltre diecimila monaci con una preparazione eccellente e in grado di insegnare, e anche alcune migliaia di monache".

"Il mondo sta attraversando una crisi emotiva che solo l'addestramento della mente può risolvere. Oltre all'igiene fisica, che ci permette di rimanere in salute, abbiamo bisogno di un'igiene emotiva per rafforzare la nostra mente".

Sua Santità il Dalai Lama rende omaggio all'immagine del Buddha, al suo arrivo sul palco della Eulachhalle di Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Arrivanto all'Eulachhalle, Sua Santità ha preso posto e sono state recitate la Preghiera di lunga vita, la Preghiera per gli Otto Auspici e così via.

L'abate di Rikon, Khenpo Thupten Legmon, ha introdotto gli illustri ospiti, Sua Santità e i rappresentanti del Governo Svizzero. Ha spiegato come, sotto la guida compassionevole di Sua Santità, lui e gli altri monaci dell'Istituto Tibetano Rikon (TIR) hanno cercato di preservare la religione e la cultura del Tibet. Ha chiesto agli amici del pubblico di continuare a dare il loro sostegno per altri 50 anni. Ha anche sottolineato che, nell’anno che l'Amministrazione centrale tibetana (CTA) ha chiamato "Thank You India Year", desidera ringraziare le autorità svizzere per il loro costante aiuto e la loro generosità. Ha concluso con una preghiera, affinché Sua Santità viva a lungo e l'effetto delle sue azioni si diffonda in ogni direzione.

L'abate di Rikon, Khenpo Thupten Legmon, durante il discorso di apertura per la seconda giornata di celebrazioni in occasioni del cinquantenario del Tibet Institute Rikon. Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La presidente del TIR, la dottoressa Karma Dolma Lobsang, ha ringraziato Sua Santità per aver partecipato all'evento. Ha ricordato che quando erano in corso i progetti per la costruzione dell'Istituto e successivamente la cerimonia inaugurale era imminente, l'ambasciata cinese organizzò una protesta a cui però il governo svizzero non diede alcun peso. Ha dichiarato che da quando il numero di tibetani in Svizzera è aumentato, le funzioni del TIR sono cambiate. Con i rappresentanti di tutte e quattro le tradizioni buddhiste tibetane presenti, l'Istituto è una sorta di ponte tra le varie comunità. Poi ha dato la parola al primo dei due politici locali, il sindaco di Winterthur Michael Kunzle.

Dopo aver salutato Sua Santità, il sindaco Kunzle ha espresso la speranza che TIR possa essere un luogo di pace e di studio per altri cinquant'anni. Ha ringraziato Sua Santità per la sua visita che sta mettendo la sua città a centro del mondo. Il TIR risponde a un'esigenza specifica e nei suoi vari programmi di insegnamento e di studio dimostra che cosa è possibile fare quando c’è la determinazione per farlo.

Il sindaco di Winterthur, Michael Kunzle, durante la seconda giornata di celebrazioni in occasioni del cinquantenario del Tibet Institute Rikon. Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Mario Fehr, Presidente del Consiglio del Cantone di Zurigo e amico di lunga data del Tibet, ha annunciato che il governo locale si congratula con TIR per il suo 50°anniversario. "Jacques e Henri Kuhn hanno dato l'esempio", ha proseguito, "non solo hanno dato lavoro ai tibetani, ma hanno creato un centro culturale che è un simbolo dell'integrazione dei tibetani nella comunità elvetica. Sono diventati nostri amici e vicini di casa, apparteniamo gli uni agli altri come concittadini".

"I tibetani hanno ottenuto molto qui grazie ai loro sforzi, mentre il governo di Zurigo ha contribuito in vari modi allo sviluppo del TIR. Ha fornito tamburi che sono stati trasformati in ruote di preghiera, ampliato la biblioteca e ristrutturato alcune aree dell'edificio dell'Istituto. Tashi delek".

Sua Santità il Dalai Lama ringrazia Mario Fehr, presidente del Consiglio del Cantone di Zurigo e amico di lunga data del Tibet durante la seconda giornata di celebrazioni in occasioni del cinquantenario del Tibet Institute Rikon. Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La dottoressa Karma Dolma ha presentato un gruppo di giovani tibetani che avrebbero eseguito una canzone il cui testo è stato composto dall'abate Thupten Legmon, seguita da un breve video che illustrava la fondazione e lo sviluppo dell'Istituto.

Norbu Tsamda, presidente della Comunità tibetana della Svizzera e del Liechtenstein,
ha espresso grande ammirazione per le lezioni che si tengono al TIR e che si concentrano sulla religione e la cultura tibetana; ha elogiato il fatto che i monaci di tutte e quattro le principali tradizioni buddhiste tibetane fanno parte del tessuto del TIR e che la biblioteca oggi può vantare una raccolta di oltre 120.000 libri.

Alle spalle dei monaci, un gruppo di artisti tibetani esegue la canzone composta dall'abate Rikon Khenpo Thupten Legmon, durante la seconda giornata di celebrazioni in occasioni del cinquantenario del Tibet Institute Rikon. Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Per la Tibetan Women's Association Svizzera, la signora Pema Lamdark ha informato Sua Santità e il pubblico che la sua associazione a ottobre festeggerà 30 anni. Tra le sue varie attività, la TWA organizza preghiere e offerte per il beneficio di tutti gli esseri presso il monastero di Rikon. In questa occasione hanno offerto a Sua Santità le statue dei Protettori delle Tre Famiglie, Avalokiteshvara, Manjushri e Vajrapani.

Thomas Buchli, presidente dell'Associazione svizzera Amici del Tibet, ha ricordato che l'associazione è stata fondata 35 anni fa ed è diventata un interlocutore importante del movimento a sostegno al Tibet. Ha concluso il suo discorso dicendo "Bod-gyal-lo". Dopo di lui è stata la volta del presidente dell'Associazione dei giovani tibetani in Europa, Palden Tamnyen che ha riferito che la sua associazione sta cercando di aumentare l'interesse dei giovani per la lingua, la religione e la cultura tibetana.

Gli interpreti di un'altra canzone tibetana hanno indossato gli abiti tradizionali delle tre province del Tibet.

Il 22 settembre 2018 gli artisti delle tre province del Tibet si sono esibiti a Winterthur, in Svizzera, in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario dell'Istituto Tibetano Rikon. Foto di Manuel Bauer

A Sua Santità è stato presentato un libro intitolato "Omaggi per il Buddha" che descrive il simbolismo della ruota che nella tradizione buddhista divenne la Ruota del Dharma, uno degli gli "Otto Simboli di buon auspicio", redatto da Rudolph Högger e pubblicato dall'Istituto Tibetano Rikon.

Infine, Sua Santità ha preso la parola:

"Do il benvenuto a tutti gli illustri ospiti, dicendo che i sostenitori del Tibet sono sostenitori della verità. Sono molto felice di essere qui. Ho un legame speciale sia con il monastero di Rikon che con Winterthur, dove sono venuto a curarmi".

Sua Santità il Dalai Lama si rivolge al pubblico del Tibet Institute Rikon in occasione del 50° anniversario dell’istituzione. Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"In un'epoca in cui gli unici amici dei tibetani erano il cielo e la terra, la Croce Rossa Svizzera ha invitato in questo paese un migliaio di tibetani. Più tardi, ricordo che c'era un signore svizzero di nome Ludi che si unì ai tibetani che lavoravano nei campi, quando furono avviati gli insediamenti a Bylakuppe (nel Karnataka, in India)”.

"Il monastero di Rikon è stato creato come tempio, ma anche come luogo che potesse diventare un centro di apprendimento, un luogo dove studiare la filosofia buddhista. Ghesce Ugyen Tseten, il primo abate, pose solide basi per il futuro”.

"Rispetto tutte le tradizioni spirituali. Non cerco di fare proseliti o propaganda a favore del buddhismo nei paesi non buddhisti, perché penso che in generale sia meglio che le persone mantengano la religione con cui sono nate. Tuttavia, riconosco anche che ci sono aspetti della nostra tradizione, che riguardano la logica e la psicologia, che possono essere di interesse più generale”.

Il pubblico ascolta Sua Santità il Dalai Lama durante la celebrazione del 50° anniversario del Tibet Institute Rikon a Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Per molto tempo gli indiani hanno studiato ed elaborato metodi per stabilire la pace della mente attraverso le pratiche di shamatha e vipashyana. Il Buddha lasciò la sua casa, adottò queste pratiche  e ne fece esperienza. Si rese conto dell’assenza del sé, superò le emozioni distruttive e le loro impronte, e raggiunse l'illuminazione a Bodhgaya. Comprese che aggrapparsi a un sé intrinsecamente esistente era un errore. Prima di lui, in India c'era un ampio consenso riguardo all'esistenza di un sé individuale e permanente”.

"Il Buddha spiegò che proprio come un carro è designato sulla base delle sue parti, così il sé è designato sulla base degli aggregati, la combinazione corpo/mente. Sul Picco dell’Avvoltoio, durante il secondo giro della ruota del Dharma, diede gli insegnamenti sulla Perfezione della saggezza. Molti secoli dopo, Shantarakshita portò questi insegnamenti in Tibet come nucleo della Tradizione del Nalanda. E per più di mille anni noi tibetani abbiamo mantenuto viva questa tradizione”.

"Durante i dialoghi con studiosi e scienziati degli ultimi quarant'anni, ho distinto e messo da parte ciò che è di interesse esclusivo per i buddhisti. Non ho parlato loro dell'illuminazione, del nirvana o di vite future, ma abbiamo discusso di come raggiungere la pace della mente nella vita ordinaria”.

Sua Santità il Dalai Lama durante la celebrazione del 50°anniversario del Tibet Institute Rikon a Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Lo spirito tibetano è saldo grazie alla nostra religione e cultura. Anche coloro che si auto-immolano, pur essendo in grado di far del male agli altri si trattengono dal farlo a causa della loro religione e cultura. I giovani in Tibet oggi hanno uno spirito forte e fermo. In passato, anche comunisti impegnati come Phuntsok Wangyal, mantenevano ancora un forte spirito tibetano. I tibetani hanno la passione di preservare la loro religione e la loro cultura”.

"Oggi ci sono cinesi che si interessano al buddhismo del Tibet. Dicono che la religione e la cultura tibetana saranno la base per una futura riconciliazione”.

"Nel 1959, non sapevo se sarei vissuto abbastanza a lungo per vedere un altro giorno. C'erano circa cinquemila monaci di cui prendersi cura. Dovevamo concentrarci su come mantenere vive le nostre tradizioni. C'erano alcuni cinesi all’epoca che sostenevano che la sola cosa che i tibetani sapevano fare era mangiare tsampa. Come si è poi scoperto, noi mangiatori di tsampa abbiamo un'intelligenza paragonabile a quella dei maestri indiani del passato”.

Sua Santità il Dalai Lama si rivolge al pubblico del Tibet Institute Rikon in occasione del 50° anniversario, a Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Mi sono fatto due amici a Varanasi, Upadhyaya e Tripathi, entrambi maestri di sanscrito. Tripathi tradusse in hindi l'"Essenza dell'eloquenza" di Je Tsongkhapa. Gli chiesi se Je Rinpoche potrebbe essere annoverato tra gli eruditi del Nalanda e mi rispose di sì ed è da considerarsi tra quelli più importanti".

Sua Santità ha aggiunto che fu su iniziativa di Shantarakshita che i tibetani tradussero la letteratura buddhista indiana in tibetano, dando origine agli oltre 300 volumi del Kangyur e del Tengyur. Nel suo 'Chiaro Significato', Haribadra fa riferimento a praticanti acuti e a praticanti mentalmente pigri: la Tradizione Buddhista sopravviverà solo se coloro che hanno facoltà acute continueranno a studiare e a praticare.

Philip Hepp, Managing Director di TIR, offre in dono a Sua Santità il Dalai Lama un orologio svizzero per conto della fondazione TIR alla conclusione della celebrazione del 50° anniversario del Tibet Institute Rikon, a Winterthur, Svizzera, il 22 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La dottoressa Karma Dolma ha concluso l’incontro esprimendo parole di ringraziamento. La fondazione TIR ha offerto in dono a Sua Santità un orologio svizzero.

Domenica il Dalai Lama darà insegnamenti sulla "Preziosa Ghirlanda" di Nagarjuna, sugli “Stadi della Meditazione" di Kamalashila e sulle "Trentasette pratiche dei Bodhisattva" di Thogme Sangpo.

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Celebrazioni del 50° anniversario dell'Istituto Tibetano Rikon http://it.dalailama.com/news/2018/celebrazioni-del-50-anniversario-dellistituto-tibetano-rikon Thu, 20 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/celebrazioni-del-50-anniversario-dellistituto-tibetano-rikon Zurigo, Svizzera - Quando Sua Santità il Dalai Lama è arrivato questa mattina, Rudolf Högger, vicepresidente del Board of Trustees del Tibet Institute di Rikon, lo ha ringraziato per essere venuto.

"È mio dovere" ha risposto Sua Santità, "entrambi i miei tutor erano legati al monastero di Rikon, il primo monastero buddhista tibetano in Europa”.

Sua Santità il Dalai Lama durante la conferenza stampa organizzata presso il suo hotel di Zurigo, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Ogni volta che ho l'opportunità di parlare con i media ricordo quali sono i miei impegni principali. Il primo, poiché sono un essere umano, uno dei 7 miliardi di persone che vivono oggi, è cercare condividere con gli altri il fatto che la nostra vera fonte di gioia è la pace della mente. Il secondo, da monaco buddhista, è che giudico impensabile che le diverse tradizioni religiose stiano attualmente causando divisioni e morte. E' possibile per le diverse religioni convivere in armonia? Se guardiamo al caso dell’India, la risposta è sì. Il mio terzo impegno, da tibetano, è mantenere vive le antiche conoscenze che i tibetani hanno preservato per più di mille anni e la lingua - il tibetano -  che le rende tutt’ora accessibili. Inoltre, è mia preoccupazione incoraggiare la protezione del fragile ambiente naturale tibetano”.

"Potete raccontare tutte le storie sensazionali che volete, ma vi chiedo di informare la gente di quanto sia urgente difendere anche i valori interiori".

La prima domanda rivolta al Dalai Lama chiedeva come poter condividere la felicità con gli altri se viviamo esistenze estremamente stressanti. Sua Santità ha risposto:

Una giornalista durante la conferenza stampa con Sua Santità il Dalai Lama a Zurigo, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Guardatemi in faccia: avevo 16 anni quando ho perso la libertà, 24 quando ho perso il mio paese. Da allora, qualsiasi notizia provenga dal Tibet è stata dolorose. Ma dato che ho addestrato la mia mente fin dall'infanzia sono comunque in grado di mantenere la mia pace mentale. Se vi trovate di fronte a un problema, analizzatelo e cercate di capire se è possibile risolverlo. Se è possibile, risolvetelo. Se non è possibile, angosciarsi non è di alcuna utilità”.

Un altro giornalista ha chiesto se Aung San Suu Kyi è stata all'altezza delle sue responsabilità in Birmania. Sua Santità ha risposto che da quando sono scoppiati i primi disordini si è messo in contato con Aung San Suu Kyi e l'ha invitata ad agire, ma lei gli ha risposto che la situazione è complessa e che è difficile per gli estranei comprendere il ruolo dei leader militari.

Sua Santità ha voluto inoltre ribadire che quando le persone fuggono dalla loro patria perché sentono minacciata la loro vita è nostro dovere soccorrerle, sostenerle e aiutare i loro figli attraverso l'istruzione. Quando la situazione nei loro paesi di origine migliorerà, è probabile che desiderino tornare per ricostruire la loro nazione. Ha citato come esempio i rifugiati tibetani, la maggior parte dei quali vorranno tornare in Tibet quando sarà possibile, per partecipare alla ricostruzione del proprio paese.

La conferenza stampa con Sua Santità il Dalai Lama a Zurigo, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Il Dalai Lama ha sottolineato l'importanza dell'Istituto Tibetano, grazie al quale vengono preservati i metodi per affrontare le emozioni distruttive, per coltivare atteggiamenti positivi e per raggiungere la tranquillità della mente. Poiché questa è la sua quindicesima visita, a Sua Santità è stato chiesto cosa ama particolarmente della Svizzera.

"Innanzi tutto, la Svizzera è bella" ha detto "e poi qui vive un gran numero di tibetani che vengo a salutare e a ricordare di non dimenticare la lingua tibetana o il nostro ricco patrimonio culturale".

Infine, sollecitato a dare consigli ai giovani svizzeri, la sua risposta è stata breve e chiara: "Coltivate l'amore e la compassione; sviluppate i valori umani".

Da Zurigo, in venticinque minuti di viaggio attraverso la verdeggiante campagna elvetica, Sua Santità ha raggiunto il villaggio di Rikon e l'Istituto Tibetano dove i tibetani in festa aspettavano di vederlo e dargli il benvenuto. Il Dalai Lama ha poi partecipato alla tradizionale accensione della lampada, è entrato nel tempio dell'Istituto e, prima di prendere posto, ha reso omaggio alll'immagine principale del Buddha.

Sua Santità il Dalai Lama saluta la folla di tibetani riunita per dargli il benvenuto al Tibet Institute di Rikon, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Il Chandzö ha condotto la recitazione e il canto delle preghiere per la lunga vita di Sua Santità, il rifugio, i quattro incommensurabili, un'invocazione al Buddha, le preghiere ai sedici Arhat e un'offerta del mandala nel corso della quale le statue delle tre divinità di lunga vita sono state presentate a Sua Santità. E’ seguita poi la recitazione della Preghiera per la lunga vita di Sua Santità composta dai suoi due tutor e di nuovo un'invocazione dei sedici Arhat: "Con questa benedizione, possa il Lama vivere a lungo e il Dharma propagarsi in ogni direzione”.

Rivolgendosi ai presenti, l'abate del monastero di Rikon, il Venerabile Thupten Legmon, ha dato il benvenuto ai rappresentanti del governo svizzero, a Sua Santità, agli sponsor e agli altri ospiti. "Abbiamo completato l'importante cerimonia di preghiera per la lunga vita di Sua Santità" ha detto "e dedichiamo a lei qualsiasi merito accumulato negli ultimi 50 anni per il beneficio di tutti gli esseri. Come avete consigliato, stiamo offrendo ai giovani un'introduzione al buddhismo, oltre ad insegnare l'amore e la compassione da un punto di vista laico”.

L'abate del Monastero di Rikon, il Venerabile Thupten Legmon, durante il benvenuto alla cerimonia di commemorazione del 50°anniversario del Tibet Institute a Rikon, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

La dottoressa Karma Dolma Lobsang, presidente dell'Istituto Tibetano Rikon (TIR), nel suo discorso ha dichiarato quanto fossero felici i membri del TIR per la presenza di Sua Santità a questa celebrazione così importante. Ha ricordato che i due proprietari delle fabbriche che in origine avevano offerto lavoro ai tibetani, Henri e Jacques Kuhn (quest’ultimo scomparso lo scorso anno a 97 anni, ndt), avevano chiesto cosa potessero fare per aiutare a preservare la cultura e la religione tibetana. È così che è nato il monastero. Ha anche menzionato l'importante biblioteca dell'Istituto e i passi che sono stati fatti per renderlo sempre più un centro di apprendimento.

La dottoressa Karma Dolma Lobsang, presidente dell'Istituto Tibetano Rikon (TIR), durante la cerimonia di commemorazione del 50° anniversario dell'Istituto a Rikon, Svizzera, 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Cinquant'anni sembrano tanti rapportati alla nostra vita in esilio" ha dichiarato Sua Santità. "All'inizio fu la Croce Rossa ad invitare un migliaio di tibetani a insediarsi in Svizzera e allora rappresentavano il gruppo di rifugiati più numeroso residente fuori dall'India. Quando ci siamo trovati in esilio, non abbiamo pensato solo al nostro sostentamento: volevamo mantenere viva la nostra cultura e la nostra religione. Tuttavia, ricordo di aver visto i monaci aiutare a costruire le strade. Abbiamo chiesto l'aiuto del governo indiano per trovare un luogo dove i monaci potessero alloggiare”.

"Così ci hanno assegnato il campo profughi di Buxa, ma abbiamo dovuto insistere per poter mandare lì 1500 monaci invece dei 300 previsti. Faceva molto caldo e umido, il cibo si deteriorava velocemente e i monaci si ammalavano facilmente di tubercolosi. Alla fine, però, riuscirono a spostarsi nei nuovi insediamenti, dove ora si trovano istituzioni Sakya, Kagyu, Geluk e Nyingma.

Sua Santità il Dalai Lama durante la cerimonia di commemorazione del 50° anniversario del Tibet Institute Rikon a Rikon, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"A un certo punto, abbiamo inaugurato una serie di dialoghi che hanno coinvolto sia scienza buddhista sia la scienza moderna e nel corso dei quali abbiamo avuto l’opportunità di spiegare che, oltre alle nostre cinque coscienze sensoriali, abbiamo anche una coscienza mentale. Nel frattempo, gli scienziati ci hanno esposto la cosmologia moderna, dimostrandoci che il Monte Meru, che consideravamo il centro dell'universo, semplicemente non esiste".

Sua Santità ha fatto riferimento all'antica tradizione di onorare i "Sei Ornamenti e i Due Supremi", i grandi maestri buddhisti indiani del passato, tutti attivi nell’Università del Nalanda insieme ad altri grandi maestri i cui trattati sono fondamentali per il curriculum di studi buddhista tibetano. Per onorarli, ha commissionato una nuova thangka e ha composto la lode ai diciassette maestri di Nalanda.

Shantarakshita ha instaurato il buddhismo in Tibet nell'VIII secolo, su invito dell'imperatore tibetano. Ciò che portò fu essenzialmente la Tradizione del Nalanda, caratterizzata da uno studio rigoroso della filosofia e della psicologia basato sul ragionamento e sulla logica.

Un grande schermo allestito fuori dal tempio, durante la cerimonia di commemorazione del 50° anniversario del Tibet Institute Rikon a Rikon, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Siamo afflitti dall'attaccamento e dalla rabbia, ma possiamo imparare ad affrontare queste emozioni. La rabbia può essere ridotta se ci impegniamo a coltivare l'amore e l’altruismo. Tuttavia, dobbiamo prima analizzare se la rabbia può portare vantaggi o svantaggi. In primo luogo, la rabbia distrugge la nostra pace della mente; la gentilezza amorevole, invece, ci porta amicizia ed elimina il rischio di essere soli.

Guardando i presenti, Sua Santità ha aggiunto: "Ho conosciuto alcuni di voi da moltissimo tempo e riconosco la vostra età dai vostri volti e questo mi ricorda che anch'io sto invecchiando. Vorrei ringraziare tutti voi per l'aiuto che ci avete dato".

Philip Hepp, amministratore delegato del TIR, ha espresso parole di ringraziamento per questa che è la quindicesima visita che Sua Santità fa all'Istituto del Tibet, sottolineando che ogni volta è fonte di grande ispirazione.

Sua Santità il Dalai Lama al termine della cerimonia di commemorazione del 50° anniversario del Tibet Institute Rikon a Rikon, Svizzera, il 21 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Sua Santità ha posato per alcune fotografie con i monaci del monastero e i membri della Commissione del TIR fuori dall'Istituto prima di pranzare insieme. In seguito Sua Santità, prima di fare ritorno a Zurigo, ha incontrato diverse donne tibetane  che esortavano i loro bambini a guardarlo a incrociare il suo sguardo. Il Dalai Lama ha sorriso a tutti e ha accarezzato molti di loro.

Domani, alla Eulachhalle di Winterthur, ci saranno nuove celebrazioni per l'anniversario del TIR.

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Felicità e Responsabilità http://it.dalailama.com/news/2018/felicità-e-responsabilità Wed, 19 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/felicità-e-responsabilità Zurigo, Svizzera - Questa mattina, lasciando la tranquillità di Darmstadt, dove la bicicletta è un mezzo di trasporto più utilizzato, Sua Santità il Dalai Lama è stato accompagnato a Heidelberg. Raggiunta questa pittoresca località sul fiume Neckar, è stato ricevuto in municipio dal sindaco. Dopo aver salutato la folla riunita nella piazza, Sua Santità si è voltato per salutare anche la gente che lo guardava dalle finestre dei palazzi circostanti.

Sua Santità il Dalai Lama saluta la folla al suo arrivo alla Kongresshaus Stadthalle di Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

All'interno del Municipio, Sua Santità ha ricevuto un benvenuto ufficiale ed è stato invitato a firmare il Libro d'Oro degli ospiti d’onore della città; poi c’è stato uno scambio di doni. Quando Sua Santità è entrato nell'auditorium ed è salito sul palco, ha ricevuto un caloroso applauso delle oltre 1500 persone presenti in platea.

Nel suo discorso di benvenuto, il sindaco Eckart Würzner ha esaltato le virtù della città di Heidelberg. La sua Università attrae studenti da numerosi Paesi ed è considerato uno dei 50 migliori atenei al mondo. In città vivono persone provenienti da 160 differenti nazioni e tutti considerano la diversità una risorsa, non una minaccia. Il sindaco ha ricordato che è possibile imparare a coltivare e raggiungere la felicità ed è lieto di di poter dire che una scuola ha già introdotto questo tema nel proprio curriculum.

Sua Santità il Dalai Lama e i relatori ascoltano il discorso di benvenuto del sindaco Eckart Würzner all'inizio del dialogo su “Felicità e responsabilità”. Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Durante una breve parentesi musicale, un quintetto di fiati e archi ha suonato un delizioso pezzo di Mozart.

Il direttore del German American Institute, Jakob Kollhofer, ha detto a Sua Santità che è un grande onore accoglierlo a Heidelberg e lo ha definito un esempio vivente di pace e compassione, famoso per il suo sorriso benevolo. Sua Santità, ha aggiunto, è stato un rifugiato per 60 anni, durante i quali il suo aspetto e la sua condotta non sono cambiati. Nel dargli il benvenuto a questo festival della scienza, in quella che è diventata una città della scienza, Kollhofer ha invitato il Dalai Lama a condividere i suoi pensieri sulla felicità e la responsabilità.

Direttore del German American Institute, Jakob Kollhofer ha presentato Sua Santità il Dalai Lama all'inizio del dialogo su “Felicità e responsabilità” a Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Buongiorno, cari fratelli e sorelle. Voglio dire subito che i 7 miliardi di esseri umani che oggi vivono su questo pianeta sono emotivamente, mentalmente e fisicamente uguali. Tutti vogliamo una vita felice e non vogliamo soffrire. Abbiamo un cervello meraviglioso che è molto utile quando si tratta di analizzare e investigare la realtà. La nostra intelligenza può darci la pace della mente oppure può distruggerla. Usando la nostra intelligenza per comprendere i valori etici universali possiamo imparare a coltivare un buon cuore e un altruismo infiniti".

"Come hanno dimostrato gli scienziati, fondamentalmente la natura umana è compassionevole. Nostra madre ci ha dato alla luce, poi si è presa cura di noi con il massimo affetto. Se invece ci avesse trascurati, saremmo probabilmente morti”.

"La rabbia e la paura minano il nostro sistema immunitario, mentre la gentilezza porta la pace della mente. Pertanto, proprio come insegniamo ai bambini a rispettare l'igiene fisica per il bene della loro salute, dovremmo anche trasmettere loro una sorta di igiene delle emozioni. Per essere fisicamente e mentalmente in forma, hanno bisogno di imparare ad affrontare le emozioni negative e mantenere la tranquillità della mente. E per affrontare le emozioni è utile avere una “mappa” delle emozioni, una mappa della mente".

La sala della Kongresshaus Stadthalle durante il discorso di apertura di Sua Santità il Dalai Lama in occasione del dialogo su “Felicità e Responsabilità” a Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Possiamo conoscere la “mappa” della nostra mente grazie alle ricerche condotte nell'antica India e attraverso pratiche meditative che permettono di coltivare la concentrazione e la capacità di analisi. Il Buddha praticò entrambi i metodi, e anche se queste tecniche sono descritte nella letteratura religiosa, possono essere esaminate e impiegate in contesto accademico”.

"Sono uno studente delle antiche conoscenze indiane della tradizione del Nalanda, basate sulla ragione e sulla logica. Il grande studioso del Nalanda Shantarakshita, che fu invitato in Tibet dall'imperatore nell'VIII secolo, istituì un sistema di educazione e pratica buddhista in cui ragione e logica giocano un ruolo cruciale”.

"Dopo essere arrivato in India, ho avuto l'opportunità di incontrare e discutere con gli scienziati. Sono stato ispirato dal consiglio del Buddha di non accettare ciò che egli stesso ha insegnato solo sulla base della fede, ma di metterlo alla prova e analizzarlo attraverso il ragionamento. Di conseguenza, il dialogo che conduco con gli scienziati da più di trent'anni è stato reciprocamente vantaggioso".

Sua Santità il Dalai Lama durante il dialogo su “Felicità e responsabilità” a Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Kollhofer ha presentato i tre scienziati che avrebbero partecipato alla discussione con Sua Santità: la neurobiologa Hannah Monyer, il gerontologo Andreas Kruse e l'astrofisico Matthias Bartelman.

La dottoressa Monyer ha subito sottoposto una questione. "Lei sottolinea che siamo animali sociali ed effettivamente lo siamo, ma non siamo poi così diversi dai ratti. Anche i ratti, come gli esseri umani, naturalmente preferiscono aiutare i membri della propria famiglia più che quelli di altre".

La neurobiologa Hannah Monyer durante il dialogo su “Felicità e responsabilità” a Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Siamo intelligenti", ha risposto Sua Santità, "abbiamo in noi seme di compassione fin dalla nascita. Usando la ragione e l'intelligenza possiamo aumentare il nostro senso di compassione e arrivare a capire come il suo contrario, la rabbia, sia dannoso. I nostri istinti biologici di compassione tendono ad essere mescolati con l'attaccamento. Questo genere di discriminazione non può essere trasformato in una grande compassione. Ecco perché prima di tutto dobbiamo sviluppare l'equanimità per poi  imparare ad estendere la nostra amorevole gentilezza a tutta l'umanità”.

"Un aspetto che deve essere chiaramente compreso è che sia la compassione sia la rabbia fanno parte della mente umana, appartengono alla nostra coscienza mentale. Alcune coscienze dipendono dai nostri organi di senso. Durante il sonno, quando gli organi di senso sono dormienti la coscienza è più sottile. Tuttavia la coscienza ancor più sottile si manifesta al momento della morte ed è indipendente dal cervello".

Il pubblico ascolta il dialogo su “Felicità e responsabilità” alla Kongresshaus Stadthalle di Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

"Questa è non è una visione dualistica?" ha replicato la dottoressa Monyer.

"All'inizio del XX secolo gli scienziati ritenevano che la coscienza dipendesse interamente dal cervello", ha risposto Sua Santità. "Alla fine del secolo, la neuroplasticità ha dimostrato che i cambiamenti nel cervello possono essere attribuiti anche a cambiamenti a livello della coscienza".

Il dottor Matthias Bartelman ha domandato se l’umiltà è un valore anche nell’ambito scientifico. Sua Santità ha risposto di sì e la conversazione è proseguita ribadendo il fatto che siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri; dipendiamo dalla comunità in cui viviamo.

L'astrofisico Matthias Bartelman chiede a Sua Santità il Dalai Lama se l’umiltà è un valore importante anche in ambito scientifico, nel corso del simposio “Felicità e Responsabilità” a Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Il gerontologo Andreas Kruse ha annunciato a Sua Santità di avere tre domande: "Ritiene che il legame tra felicità e responsabilità abbia un significato?”  Il Dalai Lama ha risposto che questa sembrava una domanda filosofica sul genere di “perché siamo qui?”, e ha detto che la risposta, da un punto di vista religioso puà essere “Sì, perché è la volontà di Dio” oppure “Sì, a causa del karma”.

Il dottor Kruse ha riferito che le persone anziane ritrovano uno scopo nella vita nel potersi prendere cura dei membri più giovani della propria famiglia. Tuttavia, quando soffrono di condizioni degenerative, come la demenza, vengono escluse da questo tipo di impegno e sono i giovani a sentire la responsabilità di prendersi cura di loro. Kruse ha introdotto il concetto di "situazioni di confine", proposto per la prima volta da Karl Jaspers, psichiatra e filosofo svizzero-tedesco formatosi a Heidelberg.

Il gerontologo Andreas Kruse interviene durante il dialogo su “Felicità e responsabilità” a Heidelberg, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Sua Santità ha risposto che gli sembrava una osservazione filosofica complicata. Tutto è relativo; nulla ha un'esistenza indipendente e ha citato come esempio il tempo. "Il tempo esiste? Dov'è il presente visto che il tempo è sempre in movimento?”

Rispondendo alle domande del pubblico, Sua Santità ha ribadito la necessità di fare in modo che il XXI secolo non ripeta le violenza del XX; il XXI secolo dovrebbe essere un'era di dialogo e i problemi dovrebbero essere risolti attraverso il dialogo, non con il ricorso alla forza.

Invitato a spiegare perché non è intervenuto nella crisi dei Rohingya in Birmania, ha risposto di essere al di fuori di quel conflitto, ma di aver parlato e scritto ad Aung San Suu Kyi dicendole che avrebbe potuto fare di più. Ha consigliato i buddhisti birmani di ricordare il volto del Buddha, quando si sentono in preda della rabbia.

Sua Santità il Dalai Lama e i relatori alla conclusione del dialogo su Felicità e responsabilità alla Kongresshaus Stadthalle di Heidelberg, Germania, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Kollhofer ha concluso la sessione osservando quanto le parole di Sua Santità fossero state di grande ispirazione per tutti i presenti e lo ha ringraziato per essere tornato ancora una volta a Heidelberg. Sua Santità ha risposto: "Per creare un mondo più felice e più pacifico, dobbiamo iniziare a livello individuale. Il cambiamento inizia dal singolo individuo e si propaga attraverso la comunità".

Sua Santità è stato invitato a un pranzo d’onore nel foyer del municipio, al termine del quale ha raggiunto Mannheim, da dove è volato a Zurigo. I tibetani lo attendevano per il tradizionale benvenuto all'esterno dell'hotel: bandiere tibetane issate lungo i viali dell’albergo e giovani artisti tibetani che si sono esibiti nel "Chema Changpu".

Sua Santità saluta i membri della comunità tibetana al suo arrivo all’hotel di Zurigo, Svizzera, il 20 settembre 2018. Foto di Manuel Bauer

Sua Santità ha salutato tutti i tibetani che si erano riuniti per dargli il benvenuto, individuando tra loro anche alcuni vecchi amici. Nella hall è stato accolto dall'abate, presidente e direttore dell'Istituto Tibetano Rikon e da altri monaci e lama.

Domani parteciperà alle celebrazioni presso l'Istituto Tibetano Rikon.

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Sua Santità il Dalai Lama a proposito dei migranti http://it.dalailama.com/news/2018/sua-santità-il-dalai-lama-a-proposito-dei-migranti Sun, 16 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/sua-santità-il-dalai-lama-a-proposito-dei-migranti In questi giorni, le opinioni di Sua Santità il Dalai Lama riguardo alla questione dei rifugiati e dei migranti sono state riportate dai media fuori dal loro contesto.

Sua Santità ha ribadito quella che è sempre stata la sua posizione durante la conferenza pubblica che si è tenuta a Rotterdam (Paesi Bassi), il 16 settembre scorso e che riportiamo integralmente, tradotta e nel video. A una ragazza del pubblico che chiedeva chiarimenti sui titoli apparsi sui media che sintetizzavano "L'Europa è degli europei e i migranti devono tornare a casa loro", Sua Santità ha risposto con le seguenti parole:

"Quando i rifugiati provenienti da altri Paesi sono arrivati in Europa, è meraviglioso che la Germania e altri Paesi europei abbiano dato loro aiuto. Tuttavia, penso che la maggior parte di questi rifugiati considerino la propria terra come la loro casa dove però, proprio ora, avvengono moltissime uccisioni e sopraffazioni e c’è molta sofferenza. Ecco perché sono scappati. Pertanto, a breve termine, i Paesi europei devono fornire loro asilo e, in particolare, fornire ai bambini strutture per l'istruzione e ai giovani una formazione in competenze pratiche come la meccanica. L'obiettivo è che un giorno essi possano tornare a casa e ricostruire il proprio paese. Questa è stata la mia opinione fin dall'inizio.

Noi tibetani, per esempio, ci siamo rifugiati in India, ma la maggior parte dei tibetani vuole tornare in Tibet, quando la situazione sarà cambiata. Ogni paese ha la sua cultura, la sua lingua, il suo modo di vivere ed è meglio che la gente viva nel proprio paese. Questa è la mia opinione".

Il video della domanda e la risposta di Sua Santità possono essere visualizzati a questo link.




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Le Otto strofe per l’addestramento mentale http://it.dalailama.com/news/2018/le-otto-strofe-per-laddestramento-mentale Sun, 16 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/le-otto-strofe-per-laddestramento-mentale Rotterdam, Paesi Bassi - Quando Sua Santità il Dalai Lama ha incontrato stamattina sei parlamentari olandesi, ha subito detto quanto apprezzi la loro preoccupazione per il Tibet. Col passare del tempo, sempre più persone si rendono conto che la cultura tibetana è sofisticata e utile, mentre in Tibet viene costantemente distrutta. Ha sottolineato che il Tibet è sempre stato politicamente significativo come cuscinetto tra India e Cina.

Sua Santità il Dalai Lama incontra i parlamentari olandesi a Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Non stiamo cercando l'indipendenza perché probabilmente sarebbe difficile da ottenere e se lo facessimo ci ritroveremmo più poveri. Come chiunque, iI tibetani non sono contrari alla prosperità e al benessere. Se rimaniamo con la Repubblica Popolare Cinese (RPC) possiamo beneficiare della loro economia forte".

"La costituzione cinese riconosce varie aree tibetane in cui dovremmo avere la libertà di preservare la nostra lingua e la nostra cultura. Possiamo lavorare insieme: i cinesi possono offrirci dei vantaggi materiali e noi possiamo offrire loro un sostegno spirituale. Ammiro molto lo spirito dell'Unione europea, che attribuisce più importanza al bene comune che alla ristretta sovranità nazionale. Potremmo entrare in un'unione simile con la Cina”.

"Storicamente il Tibet è uno Stato indipendente. Documenti cinesi confermano l'esistenza - nel VII, VIII e IX secolo - di tre imperi autonomi: Cina, Mongolia e Tibet. E anche nei secoli successivi, nessun documento cinese della dinastia Tang fino alla dinastia Manchu si riferisce al Tibet come parte della Cina. Tuttavia, il passato è passato e i membri dell'Unione europea rimangono Stati sovrani.

Sua Santità il Dalai Lama parla con un gruppo di parlamentari olandesi a Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Nel 1951 abbiamo sollevato la questione del Tibet all'ONU: non è successo nulla. Di nuovo, nel 1959 e 1965, ci siamo appellati alle istituzioni internazionali per le obiezioni dell'India, ma di nuovo non è successo nulla. Pandit Nehru mi disse che gli Stati Uniti non sarebbero entrati in guerra con la Cina per liberare il Tibet. Disse che potevamo parlare solo con le autorità cinesi. In un'altra occasione venne a trovarmi, portando con sé una copia dell'Accordo in 17 punti che fa riferimento alla "liberazione pacifica del Tibet" e indicò quali potevano essere discussi utilmente”.

"Nel 1956 Nehru ha insistito perché tornassi in Tibet dopo aver visitato l'India e così ho fatto. Ho cercato di soddisfare le richieste cinesi fino a quando la situazione non è completamente degenerata. Sei milioni di tibetani sono forti. I cinesi hanno usato qualsiasi mezzo per schiacciare lo spirito tibetano, ma senza successo. Nel frattempo, 340.000 persone sono state uccise, morte di fame o suicida”.

"All’inizio non c'erano discriminazioni razziali, ma la situazione è cambiata dopo il 1959, quando le tensioni tra i tibetani e gli Han sono aumentate. Per tutto il tempo, lo spirito tibetano è rimasto incrollabile. Ora, pare che i leader cinesi si stiano rendendo conto che la loro politica repressiva ha fallito, quindi stanno iniziando ad adottare un approccio più realistico. La questione tibetana non avrà fine finché non sarà affrontata in modo realistico. Sembra che i massimi dirigenti cinesi abbiano cominciato a rendersi conto che tenere lontano il Dalai Lama non è di alcuna utilità. Staremo a vedere".

I parlamentari olandesi con le tradizionali sciarpe bianche donate da Sua Santità il Dalai Lama dopo il loro incontro a Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Jurjen Donkers

Uno dei parlamentari ha chiesto come rendere i sistemi educativi meno orientati al materialismo e Sua Santità ha suggerito di dare più importanza alla trasmissione dei valori interiori e all’insegnamento su come coltivare la pace della mente. L'educazione può migliorare le qualità positive che gli studenti hanno fin dalla nascita.

"La pace sarà stabilita solo sulla base del raggiungimento della pace mentale. La pace non si ottiene facendo ricorso alla rabbia o all'uso delle armi. Abbiamo già visto abbastanza violenza nel mondo; il XXI secolo dovrebbe essere un'era di pace: un sorriso che dà origine a una risposta sorridente".

All’Arena Ahoy per la seconda giornata, Paula de Wijs ha dato il benvenuto a Sua Santità, ai membri del Sangha e a tutti gli altri presenti. "La compassione è un tema che appartiene a  tutte le tradizioni religiose" ha detto "non solo al buddhismo. Tutti hanno bisogno di compassione, quindi questi insegnamenti saranno utili a ciascuno noi. Saranno un'ispirazione".

Paula de Wijs accoglie Sua Santità all'Ahoy Arena in occasione degli insegnamenti. Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Jurjen Donkers

"Oggi, insegnerò questo breve testo, le "Otto strofe per l’addestramento della mente", che tratta principalmente  di altruismo. Come ha appena detto Paula, tutti possono trovarlo utile, non solo i buddhisti. Che siate ebrei, cristiani o musulmani, tutti i veri praticanti apprezzano la pratica dell'amorevole gentilezza. A volte se il testo che stiamo per affrontare è molto esteso può diventare noioso, ma questo è abbastanza breve, così piccolo che sta in una tasca. Ho ricevuto la trasmissione di questo insegnamento quando avevo 15 o 16 anni. L’ho imparato a memoria e lo recito quotidianamente. Mi è molto utile”.

"Prima di tutto esporrò la struttura generale del Dharma. Il buddhismo è una delle principali tradizioni spirituali di origine indiana. Come per il giainismo e per uno dei rami della Scuola Samkhya, non c'è posto per un dio creatore. I fondatori di queste tradizioni, come Mahavira e il Buddha, sono esseri umani che hanno raggiunto l'illuminazione; hanno adottato le pratiche che erano diffuse alla loro epoca in India, come i metodi per coltivare una mente calma e concentrata e la visione profonda (shamatha e vipashyana). Nel caso del Buddha, mentre analizzava la natura della mente e indagava la natura del sé, arrivò alla conclusione che non esiste una combinazione di corpo e mente dotata di un'esistenza indipendente".

Sua Santità il Dalai Lama durante l’insegnamento all'Ahoy Arena di Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"I sutra dicono che se si cerca il sé si scopre che è solo una percezione. Non c'è niente al di là della combinazione corpo/mente. Proprio come nella combinazione di determinate parti vediamo un carrello, così il sé convenzionale si basa sulla combinazione corpo/mente, ma non c'è un sé indipendente. Nella 'Saggezza Fondamentale della Via di Mezzo' Nagarjuna dice:

Attraverso l'eliminazione del karma e delle emozioni disturbanti c'è la cessazione.
Il karma e le afflizioni mentali provengono dal pensiero concettuale.
Questo deriva dall'esagerazione mentale o dalla fabbricazione.
La fabbricazione cessa attraverso la vacuità
.

"E nelle “Quattrocento stanze” Aryadeva afferma:

Come il senso tattile [pervade] il corpo
La confusione è presente in tutte [le emozioni disturbanti].
Superando la confusione 
Supererete tutte le emozioni disturbanti.

"Per superare questa ignoranza è necessario fare uno sforzo e capire l'origine dipendente”.

Sua Santità ha fatto notare che, dopo aver raggiunto l'illuminazione, il Buddha era riluttante ad insegnare:

Profondo e pacifico, libero da complessità, luminosità non composta.
Ho trovato un Dharma simile a un nettare.
Eppure, se lo insegnassi, nessuno lo capirebbe,
Così rimarrò in silenzio qui nella foresta.

Qui, "profondo e pacifico" può riferirsi alla causa ed effetto della sofferenza e alla sua origine all'interno del ciclo dell'esistenza, così come alla causa ed effetto della cessazione e il sentiero, che sono fattori di liberazione; in altre parole le Quattro Nobili Verità del primo giro della ruota del Dharma. “Libero da complessità" si riferisce alla vacuità e agli insegnamenti sulla Perfezione della Saggezza del secondo giro della ruota del Dharma. La "luminosità non composta" si riferisce alla chiara luce soggettiva, spiegata nel terzo giro della ruota. Questa mente soggettiva di chiara luce è essenziale per il Supremo Yoga Tantra.

Il pubblico ascolta Sua Santità il Dalai Lama durante il suo insegnamento all'Ahoy Arena di Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Nella sua prima affermazione, dopo aver raggiunto l'illuminazione, il Buddha si riferisce a ciò che avrebbe insegnato in futuro, su richiesta del suo discepolo Kaundinya. Il primo insegnamento ebbe luogo nel Parco delle Gazzelle, fuori Varanasi, e spiegava le Quattro Nobili Verità. La causa e l'effetto della sofferenza e la loro origine sono descritti come causa ed effetto afflittivi, mentre la causa e l'effetto della cessazione e del sentiero come causa ed effetto non afflittivi".

"Ciascuna delle Quattro Nobili Verità può essere compresa in relazione a quattro caratteristiche. La verità della sofferenza, per esempio, può essere intesa come impermanente, della natura della sofferenza, vuota e priva di esistenza intrinseca. Le caratteristiche della verità della causa della sofferenza sono le cause, l'origine, la forte produzione e la ricorrenza. La verità della cessazione può essere intesa in termini di cessazione, pacificazione, essendo la suprema e definitiva liberazione, mentre la verità del sentiero è descritta come sentiero, consapevolezza, realizzazione e liberazione. Riflettere su questi temi è una pratica potente”.

"Non importa quanto sono forti le emozioni afflittive", ha detto Sua Santità, "finché sono radicate in una visione distorta della realtà, non hanno una solida base e possono essere eliminate".

Sua Santità ha spiegato che l'ignoranza e la saggezza sono stati mentali antitetici. Per questo, proprio come quando c'è luce non può esserci contemporaneamente buio, così la saggezza del non-sé e della vacuità sradicano completamente l'ignoranza. Gli insegnamenti della Perfezione della Saggezza spiegano a fondo le Quattro Nobili Verità, specialmente la verità della cessazione e la verità del sentiero. Nagarjuna dice che è comprendendo l’origine dipendente che possiamo davvero capire le Quattro Nobili Verità.

Sua Santità il Dalai Lama durante il suo insegnamento sulle 'Otto strofe dell’addestramento mentale” a Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Quando nel Sutra del Cuore si legge: "La forma è vuota; il vuoto è forma. Il vuoto non è altro che forma e anche la forma non è altro che vacuità", non si afferma che non esiste nulla; piuttosto che le cose non esistono nel modo in cui appaiono. La forma esiste, ma solo come designazione. Anche gli aspetti della mente esistono solo per designazione. Nagarjuna afferma che il Buddha ha insegnato:

Ciò che ha origine dipendente
è spiegato essere vacuità.
Ciò che, essendo di designazione dipendente,
è in sé la via di mezzo.

Non c'è nulla
che non sia sorto in modo dipendente.
Quindi non c'è nulla.
che non sia vacuità.

Se capite questo, capirete l'importanza delle Due Verità, la realtà convenzionale - il modo in cui cose e fenomeni appaiono - e la realtà ultima, ossia la vacuità.

Sua Santità ha proseguito con la spiegazione del significato esplicito e implicito degli insegnamenti della Perfezione della Saggezza, come descritti nell'"Ornamento per una chiara realizzazione" di Maitreya/Asanga. Il contenuto esplicito è la spiegazione della vacuità, ma ciò che è implicito sono gli stadi del sentiero. Il sentiero inizia con le Due Verità, prosegue con le Quattro Nobili Verità, portando ad una corretta comprensione dei Tre Gioielli, chi è il Buddha, che cosa ha insegnato e qual è il ruolo del Sangha.

Il palcoscenico durante l'insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama all'Ahoy Arena di Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Il Dalai Lama ha spiegato che la struttura della 'Lampada sul sentiero' di Atisha ha rappresentato il modello per i successivi Lam-Rim (i testi che descrivono gli stadi del sentiero verso l’illuminazione) e presuppone che i lettori abbiano già una certa comprensione del Dharma.

Riguardo alla pratica, Sua Santità ha detto che sono necessarie una perfetta rinascita umana o una rinascita superiore per poterla intraprendere. Nella "Preziosa Ghirlanda”' Nagarjuna elenca le sedici cause indispensabili: tredici sono attività da evitare - di cui tre sono fisiche: uccidere, rubare e commettere adulterio; quattro verbali: mentire, parlare creando divisioni, essere verbalmente violenti e parlare di argomenti futili; e tre sono atteggiamenti mentali: l’avidità, la malevolenza e le opinioni errate. Poi ci sono altre tre ulteriori attività da cui astenersi: il consumo di alcolici, i mezzi di sussistenza sbagliati e fare del male. I comportamenti da adottare invece sono essere rispettosi, onorare chi è onorevole e amare.
Aryadeva consiglia:

In primo luogo evitate la non virtù,
poi evitate la concezione di un sé;
In seguito evitate visioni di qualsiasi tipo.
Chiunque sa queste cose è saggio.

Riprendendo il testo delle "Otto strofe", Sua Santità ha spiegato che la prima evidenzia come siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri e illustra come coltivare la mente del risveglio. Ci sono due metodi principali: il metodi di causa ed effetto in sette punti ed equalizzazione e scambiare di se stessi con gli altri.

Sua Santità il Dalai Lama durante il suo insegnamento all'Ahoy Arena di Rotterdam, Paesi Bassi, il 17 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

La seconda strofa consiglia di considerare gli altri come superiori a noi. La terza di diffidare delle emozioni inquietanti e al tempo stesso suggerisce il valore di amare e avere a cuore gli esseri problematici. La quinta strofa raccomanda di offrire la vittoria agli altri e la sesta di considerare i propri nemici come amici spirituali. La settima strofa espone esplicitamente la pratica di dare e prendere (tonglen), in cui si immagina di assumere su di sé la sofferenza degli altri sviluppando una grande compassione, e di offrire agli altri la propria felicità, sviluppando amorevole gentilezza. Quando di questa pratica si dice che è “segreta” significa che potrebbe non essere adatta a tutti.

Infine, i primi due versi dell’ottava strofa mettono in guardia dal cedere alle otto preoccupazioni mondane, mentre gli ultimi due invitano a vedere tutte le cose e i fenomeni come un'illusione. Sua Santità ha sottolineato che non è necessario essere buddhisti per capire la vacuità.

"Addestrare la mente fa la differenza" ha aggiunto. "Fino all'età di circa 13 anni, ho avuto scarso interesse per quello che stavo studiando. Gradualmente ho invece capito che poteva essere utile. Dopo aver raggiunto l'India, ho rivisto ciò che avevo studiato in precedenza, ma allora il mio obiettivo era diventato raggiungere l’illuminazione, non semplicemente superare un esame. Ho scoperto che cercare di capire la vacuità ed estendere la propria capacità di altruismo ha come effetto allentare la morsa dell’egocentrismo. Credo di averne tratto un grande beneficio e, se studiate e praticate, potrete trarne anche voi".

Reinier Tilanus, della Fondazione Dalai Lama, ha annunciato che 21.000 persone avevano partecipato alle conferenze pubbliche e agli insegnamenti, 400.000 avevano seguito i live stream e 250 volontari avevano fornito il massimo del supporto all’organizzazione. Al netto delle spese, gli eventi degli ultimi tre giorni nei Paesi Bassi hanno prodotto un utile di 70.000 euro e Sua Santità ha chiesto che 20.000 euro siano destinati all'insegnamento della lingua tibetana ai bambini tibetani residenti nei Paesi Bassi e la restante parte a favore del curriculum che sta sviluppando la Emory University di Atlanta per introdurre l’apprendimento dell’etica e dell’educazione emozionale e sociale nelle scuole.

Domani Sua Santità si recherà in Germania.

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Incontro con i tibetani, conversazione con Richard Gere e conferenza pubblica http://it.dalailama.com/news/2018/incontro-con-i-tibetani-conversazione-con-richard-gere-e-conferenza-pubblica Sat, 15 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/incontro-con-i-tibetani-conversazione-con-richard-gere-e-conferenza-pubblica Rotterdam, Paesi Bassi - Questa mattina Sua Santità il Dalai Lama si è recato al centro congressi Ahoy dove, in una sala dedicata, più di 5000 tibetani provenienti da Paesi Bassi, Belgio, Gran Bretagna, Spagna e Austria lo stavano già aspettando per ascoltare le sue parole. Il Dalai Lama ha salutato dal palco i suoi connazionali e ha preso posto. Nel frattempo, un delizioso gruppo di bambini tibetani ha cantato una preghiera per la sua lunga vita.

I piccoli tibetani cantano una preghiera per la lunga vita di Sua Santità il Dalai Lama prima del suo incontro con la comunità tibetana presso il centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Jeremy Russell

Karma Ngawang, vicepresidente della comunità tibetana dei Paesi Bassi, ha dato il benvenuto a Sua Santità e il presidente Lobsang Choedar ha esposto una breve relazione.

"Siamo in esilio da quasi sessant'anni" ha detto Sua Santità "e alcuni di voi stanno vivendo un secondo esilio. Nella nostra patria, il nostro popolo e la nostra cultura sono sull'orlo dell'estinzione. Storicamente abbiamo affrontato alti e bassi, ma ora ci troviamo in un momento cruciale in cui è l'identità tibetana stessa ad essere in pericolo. I tibetani sono benedetti da Avalokiteshvara e noi siamo un popolo naturalmente compassionevole”.

"Songtsen Gampo ha dato il via alla formulazione della lingua letteraria tibetana basata sul Devanagari e Shantarakshita ha incoraggiato la traduzione della letteratura buddhista indiana. Durante il regno di Trisong Detsen, il buddhismo si è radicato nella nostra terra, dove oggi è in declino, mentre altrove sta crescendo l’interesse. Il nostro spirito è intatto, nonostante la morte di migliaia di persone”.

Sua Santità il Dalai Lama si rivolge agli oltre cinquemila membri della comunità tibetana provenienti da Paesi Bassi, Belgio, Gran Bretagna, Spagna e Austria, riuniti al centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Ho sentito parlare del tutore dell'onnisciente Jamyang Sheyba che, durante la Rivoluzione culturale, era tra i circa cento condannati a morte. Prima dell'esecuzione chiese che gli venisse concesso un minuto durante il quale pronunciò una preghiera:

O venerabile Guru Compassionevole,
benedicimi: che tutte le ostruzioni causate dalle azioni negative e le sofferenze
degli esseri-madre maturino su di me in questo momento,
e che io possa offrire la mia felicità e le mie virtù agli altri
affinché tutti gli esseri senzienti abbiano la beatitudine.

"Solo un tibetano farebbe una simile preghiera. Nonostante l’oppressione che i cinesi ci hanno inflitto, non sono stati in grado di schiacciare il nostro spirito. Anche i bambini più piccoli, inviati in una scuola di Shanghai dove era loro proibito parlare la loro lingua madre, affermano con orgoglio di essere tibetani. Allo stesso modo, Phuntsok Wangyal e altri pur essendosi impegnati per l'ideale comunista, non hanno mai rinunciato al loro senso di appartenenza al popolo tibetano”.

Alcune anziane della comunità tibetana ascoltano Sua Santità il Dalai Lama durante l’incontro organizzato presso il centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"In un momento in cui il Tibet non aveva amici, Pandit Nehru in India ci ha offerto un grande aiuto. Ha sostenuto l'istituzione di scuole tibetane dove i nostri figli potevano imparare il tibetano. Ha permesso la ricostituzione delle grandi università monastiche, Sera, Drepung e Ganden e infine Namdroling. Possiamo essere orgogliosi della conoscenza che abbiamo tenuto in vita”.

"Recentemente ho incontrato un abate thailandese che mi ha detto di aver sentito parlare di shunyata - la vacuità - ma non aver capito. Un altro abate coreano mi ha detto che nella sua tradizione parlano di bodhicitta e di vacuità ma che, finché non ha incontrato i tibetani, non aveva capito che cosa significassero. La Tradizione del Nalanda che noi abbiamo preservato spiega questa psicologia e filosofia profonde attraverso il ragionamento e la logica. Oggi, la nostra è l'unica tradizione buddhista a utilizzarle. Quindi, anche se abbiamo perso il nostro paese, non dobbiamo essere demoralizzati perché abbiamo molto di cui essere orgogliosi".

La comunità tibetana riunita nei Paesi Bassi dona a Sua Santità il Dalai Lama un'elaborata Ruota del Dharma d'argento in segno di gratitudine al termine del loro incontro presso il centro congressi Ahoy a Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Sua Santità ha ricordato di essersi appellato invano all'ONU e che Nehru all’epoca gli disse che non avrebbe ottenuto nulla. Dal 1974, ha aggiunto, i tibetani non hanno più cercato l'indipendenza, ma rivendicano i diritti e i privilegi sanciti dalla costituzione cinese. L'approccio della "via di mezzo" si è sviluppato di conseguenza.

La comunità tibetana dei Paesi Bassi ha poi offerto a Sua Santità un'elaborata Ruota del Dharma d'argento come segno di gratitudine per le sue qualità di corpo, parola e mente e pregato affinché i suoi desideri e le sue aspirazioni si realizzino. Sua Santità ha risposto che avrebbe pregato per il loro benessere, vita dopo la vita.

In un'altra sala del centro congressi, una folla di dodicimila persone attendeva l’inizio dell’evento organizzato dalla Campagna Internazionale per il Tibet (ICT) in occasione del suo 30°anniversario. La direttrice esecutiva Tsering Jhampa ha fatto gli onori di casa. L'ICT, ha detto rivolgendosi a Sua Santità, è stata fondata 30 anni fa per realizzare la sua visione. È cresciuta dall'ufficio originario di Washington fino a contare sedi a Bruxelles, Amsterdam e Berlino e Dharamsala. La mission dell’CT è mantenere viva l’attenzione per la causa tibetana, puntando al contempo a una soluzione negoziata. C’è bisogno, ha aggiunto, di trovare nuovi modi per raccontare la storia del Tibet e costruire una rete più forte tra individui e organizzazioni che ne condividono la visione e i valori.

La direttrice esecutiva della Campagna internazionale per il Tibet (ICT) Tsering Jhampa introduce Sua Santità il Dalai Lama e Richard Gere all'inizio dell’incontro organizzato presso il centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Tsering Jhampa ha poi invitato Sua Santità a iniziare la conversazione con Richard Gere, Presidente dell'ICT. Richard Gere ha dato il benvenuto a tutti i presenti, dicendosi sorpreso di vedere riunite così tante persone; Sua Santità ha aggiunto che, essendo domenica, avevano rinunciato a qualche ora di sonno per essere presenti e puntuali. Gere, citando un verso di una poesia giapponese - “Sotto i ciliegi non ci sono estranei" - ha paragonato Sua Santità a un ciliegio per la sua capacità di riunire le persone in uno spirito di amicizia. "Parliamo della situazione in Cina e in Tibet e di come è cambiata. Sua Santità" ha chiesto Gere, "ricorda l'inizio dell'ICT con Lodi Gyari, Michael van Walt e Michelle Bohana nel periodo in cui io e Bob Thurman avevamo fondato la Tibet House a New York?”

"La lotta tibetana non è solo politica" ha risposto Sua Santità "la conoscenza che abbiamo mantenuto in vita ha avuto origine in India, principalmente dall’Università del Nalanda. Si tratta di un approccio logico alla filosofia e alla psicologia che ora si trova solo tra i tibetani. È un corpus di conoscenze che è tra i patrimoni del mondo intero. Mi sono ritirato dalla vita politica nel 2001, passando tale autorità a una leadership democraticamente eletta. Tuttavia, preservare la Tradizione del Nalanda e renderla sempre più disponibile ai miei simili, gli esseri umani, rimane una delle maggiori preoccupazioni".

Richard Gere ha ricordato a Sua Santità che a Bodhgaya, nel 1986, i tibetani avevano bisogno di aiuto e gli ha chiesto se ricordava che cosa aveva in mente allora, in relazione a ciò che stava accadendo in Tibet. Sua Santità ha raccontato dell’insurrezione del 1956, che si propagò dal Tibet orientale fino nell’Amdo nel 1958 e che causò moltissime morti. Negli anni '80 alcune delegazioni di osservatori si recarono in Tibet e riferirono di villaggi e intere comunità dove la popolazione maschile era stata decimata.

Il presidente della Campagna Internazionale per il Tibet (ICT) Richard Gere e Sua Santità il Dalai Lama durante la loro conversazione al centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Jurjen Donkers

Dopo la Rivoluzione Culturale, quando Hu Yaobang era segretario del partito, la situazione in Tibet ha iniziato a migliorare, ma con i fatti di Tienanmen ebbe inizio una nuova fase di repressione. Durante il periodo di Jiang Zemin, i contatti diretti sono stati ristabiliti.

"Un'altra delle mie principali preoccupazioni - ha detto Sua Santità a Gere - è la protezione dell'ambiente naturale del Tibet. Un ecologo cinese ha dichiarato che l'effetto che il Tibet ha sul clima globale è paragonabile a quello del Polo Nord e del Polo Sud e ha suggerito di considerare il Tibet una sorta di Terzo Polo. Gli ecologisti indiani hanno anche sottolineato che quando un sistema ecologico da alta quota così fragile viene danneggiato occorre molto più tempo perché si rigeneri e quindi richiede maggiori cure e attenzioni. Il Tibet rappresenta la fonte d'acqua di gran parte dell'Asia".

Richard Gere e Sua Santità hanno discusso dell’enorme effetto positivo che l'Università del Nalanda ha avuto sul Tibet e che ha contribuito a far sì che Sua Santità e altri studiosi tibetani oggi siano in grado dialogare con gli scienziati moderni in modo reciprocamente proficuo. Il Mind & Life Institute è cresciuto grazie a queste interazioni e ha contribuito ad una maggiore consapevolezza sui temi della neuroplasticità, che studia il modo in cui fattori quali i cambiamenti della coscienza possono influenzare il cervello.

I responsabili della ICT insieme a Sua Santità il Dalai Lama, durante l’incontro organizzato presso il centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Jurjen Donkers

Richard Gere ha concluso la sua conversazione con Sua Santità rivolgendo un appello al pubblico: "Ricordatevi del popolo tibetano e quanto vi è possibile per aiutarlo". Matteo Mecacci, Presidente dell'ICT, ha annunciato che l’organizzazione, come segno di gratitudine verso Sua Santità, ha fatto una donazione al Dalai Lama Institute for Higher Education. A Sua Santità è stato consegnato un certificato, montato su una thangka, come ricordo di questa donazione. Nel chiudere l'evento, Christa Meindersma ha detto che l'ICT cerca di fare luce su ciò che accade in Tibet e ha invitato gli altri a fare la loro parte per proteggere la lingua, la religione e la cultura del Paese delle Nevi.

Invitato a rivolgersi al pubblico, Sua Santità sorridendo ha detto di aver già espresso molto di quello che voleva dire e ha fatto al pubblico la stessa domanda emersa recentemente a un incontro con i monaci della tradizione di Pali: la religione è ancora attuale? Nel rispondere alla sua stessa domanda ha osservato:

"Lo sviluppo materiale che possiamo vedere negli Stati Uniti e in Europa è meraviglioso, ma non offre alcuna garanzia di felicità alle persone che, di fatto, affrontano quotidianamente stress, avidità, gelosia e competitività estrema. La scienza ci conferma che la natura umana è fondamentalmente compassionevole e questo, oltre ad essere motivo di speranza, ci suggerisce anche che l’attuale sistema educativo, con i suoi obiettivi materialistici, è inadeguato. Occorre prestare maggiore attenzione ai valori interiori”.

Sua Santità il Dalai Lama durante la conferenza che si è tenuta presso il centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Jurjen Donkers

"Per imparare ad affrontare le nostre emozioni distruttive pregare non serve, dobbiamo usare la ragione. Poiché ognuno dipende dagli altri membri della propria comunità, il buon cuore è essenziale. Dobbiamo riflettere sul fatto che la rabbia provoca solo problemi e capire come uno dei suoi principali rimedi, la gentilezza amorevole, è il riflesso della nostra vera natura”.

"Siamo tutti uguali nell'essere umani. Fisicamente, emotivamente e mentalmente siamo tutti uguali. Tutti noi vogliamo vivere una vita felice, per questo è importante riconoscere l'unicità dell'umanità, e la pratica religiosa può aiutarci a farlo. Sulla base di questi presupposti potremmo essere in grado di fare del XXI secolo un'era di pace e compassione".

Nel rispondere alle domande del pubblico, Sua Santità ha ribadito l'importanza della comprensione della vacuità e dell’assenza del sé, così come descritto nel Bodhisattvacharyavatara di Shantideva, e della capacità di affrontare le proprie emozioni. Il Dalai Lama si è poi detto d’accordo con chi, pur nutrendo una grande ammirazione per il popolo ebraico, ritiene molto tristi le relazioni tra palestinesi e israeliani.

Domande e risposte con Sua Santità il Dalai Lama durante il suo intervento al centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Alla domanda su come prendersi cura dei bambini piccoli, il Dalai Lama ha risposto che non avendo figli non ne ha esperienza, ma che in ogni caso la cosa più importante per i genitori è dare ai figli tutto l'amore possibile.

Riguardo ai rifugiati, il Dalai Lama ha chiarito nuovamente il suo punto di vista: “Penso che sia meraviglioso che i paesi europei diano rifugio ai migranti e penso che i migranti dovrebbero riflettere sul fatto che i loro paesi d’origine sono la loro casa, la loro terra. Ma in quella terra oggi c’è molta violenza, ci sono guerre e sofferenze e quindi molte persone sono costrette a fuggire. Quindi i Paesi Europei devono dare loro asilo e soprattutto dare - specialmente ai bambini e ai più giovani - l’opportunità di studiare e di ricevere una formazione professionale perché un giorno, cambiate le condizioni, possano farvi ritorno e ricostruire la propria società. Noi tibetani, per esempio, siamo dei rifugiati, l’India ci ha accolto, ma molti di noi, quando la situazione in Tibet sarà cambiata, vorranno fare ritorno in patria; ogni paese ha la propria cultura, la propria lingua, le proprie tradizioni e il proprio stile di vita ed giusto che ciascuno possa possa vivere nella propria terra”.

Sua Santità il Dalai Lama risponde al pubblico durante il suo discorso al centro congressi Ahoy di Rotterdam, Paesi Bassi, il 16 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Paula de Wijs, presidente della Fondazione Dalai Lama, ha espresso parole di ringraziamento a conclusione dell’evento. Salutando il pubblico, Sua Santità ha lasciato il palco, ha posato per le fotografie con i volontari e ha fatto ritorno al suo hotel.

Domani, di nuovo all'Ahoy, Sua Santità insegnerà gli "Otto versi dell’addestramento mentale".

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Compassione e tecnologia alla Nieuwe Kirk di Amsterdam http://it.dalailama.com/news/2018/compassione-e-tecnologia-alla-nieuwe-kirk-di-amsterdam Fri, 14 Sep 2018 23:00:00 +0000 hhdloffice http://it.dalailama.com/news/2018/compassione-e-tecnologia-alla-nieuwe-kirk-di-amsterdam Amsterdam, Paesi Bassi - Ieri mattina, sotto un cielo azzurro e soleggiato, Sua Santità il Dalai Lama ha lasciato Malmö per raggiungere Rotterdam dove è stato ricevuto dai membri della Fondazione Dalai Lama, che hanno organizzato la sua visita nei Paesi Bassi, e che lo hanno accompagnato in città. Ad attenderlo di fronte all’hotel c’erano alcune centinaia di persone tra cui numerose famiglie di tibetani. Sua Santità ha salutato tutti, mentre alcuni artisti in abito tradizionale si sono esibiti per dargli il benvenuto.

I membri della comunità tibetana hanno offerto a Sua Santità il Dalai Lama il tradizionale benvenuto presso il suo hotel a Rotterdam, Paesi Bassi, il 14 settembre 2018. Foto di Jeppe Schilder

Una volta che Sua Santità ha raggiunto la sua stanza, l'ambasciatore indiano nei Paesi Bassi, S.E. Venu Rajamony e sua moglie gli hanno fatto una breve telefonata. Il Dalai Lama ha poi incontrato privatamente anche quattro persone, in rappresentanza di un gruppo più ampio di una dozzina, che hanno presentato un rapporto scritto sugli abusi fisici e psicologici che sostengono di aver subito da parte di alcuni insegnanti tibetani e che chiede a Sua Santità di farsi carico della questione.

Stamattina presto Sua Santità ha raggiunto Amsterdam, dove è stato ricevuto nella Chiesa Nuova (oggi non è più un edificio spirituale, ma è la Chiesa Nazionale del Regno dei Paesi Bassi; vi si tengono tutte le incoronazioni, oltre a mostre, eventi importanti e concerti. n.d.r). La direttrice Cathelijne Broers lo ha accompagnato nell’edificio cinquecentesco dove lo attendeva un pubblico di oltre 450 persone. Nel suo discorso di benvenuto, Cathelijne Broers ha detto che oggi erano presenti persone di tutti i ceti sociali, compresa la famiglia reale, e che molte altre, in tutto il mondo, avrebbero seguito il dibattito in diretta streaming. "Colleghiamoci attraverso la compassione e la tecnologia" ha aggiunto "e celebriamo la vita del Buddha attraverso opere d'arte, antiche e moderne, tra cui l'"Albero" di Ai Wei Wei Wei (il noto artista cinese dissidente, n.d.r) sotto il quale siete seduti. Abbiamo riunito giovani e scienziati per discutere con lei".

Accompagnato dalla direttrice della Nieuwe Kerk Cathelijne Broers Sua Santità il Dalai Lama saluta il pubblico al suo arrivo. Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Jeremy Russell

La moderatrice Christa Meindersma ha spiegato che ci saranno due discussioni di circa 40 minuti ciascuna, la prima dedicata al tema "Robotica e telepresenza", la seconda su "Malattia, invecchiamento e morte".

Dopo un breve video su "Robotica e telepresenza", è intervenuta una ragazza inglese, Tilly Lockey, che a causa della meningite ha perso entrambe le mani a 15 mesi. Le sue condizioni erano così gravi che si pensava sarebbe morta, ma è sopravvissuta. "Quando ho perso le mani ero così piccola che non ricordo di averle mai avute" ha detto Tilly a Sua Santità "ma ho collaborato tanto con gli scienziati che stanno sviluppando questi arti bionici. Non mi dispiace essere diversa e so che anche altre persone perdono improvvisamente gli arti. Il lavoro che stiamo facendo può dare loro sostegno".

Tilly ha chiesto a Sua Santità come la tecnologia e la compassione possano essere di aiuto ad altre persone in tutto il mondo. Il Dalai Lama ha risposto:

Sua Santità il Dalai Lama osserva le protesi bioniche di Tilly Lockey durante la discussione su "Robotica e telepresenza" alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Le macchine sono molto importanti, ma sono controllate dagli esseri umani. E noi esseri umani non siamo soltanto entità fisiche, ma abbiamo anche delle menti. Se siamo motivati da emozioni positive, le nostre azioni fisiche saranno costruttive. La psicologia moderna conosce le coscienze sensoriali, ma non le distingue chiaramente dalla coscienza mentale, che coinvolge emozioni come la rabbia. Apprezzo molto il conforto e il sollievo che la tecnologia può fornire e vorrei vedere i suoi effetti implementati anche nei paesi meno sviluppati, dove c'è ancora molta sofferenza".

Christa Meindersma ha poi presentato lo studioso Martin Steinbuch, titolare della cattedra di robotica alla Singularity University, e Karen Dolva, la sviluppatrice dell'AV1, il primo robot di telepresenza al mondo. Una breve video ha presentato Jade, una ragazza inglese che soffre di una condizione medica cronica che le impedisce di uscire di casa per lunghi periodi. Il robot di telepresenza, dotato di testa e spalle mobili, le permette di partecipare alle lezioni a scuola anche quando non può andarci e le permette di rimanere in contatto con i suoi amici. Ha una connessione audio bidirezionale, ma solo Jade ha accesso al feed video. Jade ha chiesto a Sua Santità se c'è mai stato un Dalai Lama donna e, in caso contrario, se ce ne potrebbe essere uno in futuro?

Sua Santità il Dalai Lama interagisce con AV1, il primo robot di telepresenza al mondo, durante la discussione su "Robotica e telepresenza" alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Sua Santità ha risposto che questa domanda gli era già stata rivolta spesso nel corso degli anni e che ha sempre risposto che se un corpo femminile dovesse rivelarsi più utile non esclude questa possibilità. Se poi ci sarà o meno un nuovo Dalai Lama in futuro è qualcosa che decideranno i tibetani, i mongoli e gli abitanti della regione himalayana.

Quando Christa Meindersma ha chiesto a Jade cosa significhi per lei AV1, la ragazza ha risposto che il robot le dà la libertà di frequentare a scuola e di stare con i suoi amici. Karen Dolva ha aggiunto che il robot di telepresenza, che può essere utile anche alle persone anziane affette dalla sindrome di Alzheimer, non sostituisce il contatto umano, ma lo amplifica e lo mantiene in vita.

"Macchina sofisticata" ha detto Sua Santità rivolgendosi al robot "puoi leggere la mia mente? Sei una tecnologia è meravigliosa, ma non credo tu possa riprodurre la mente umana. Tuttavia, potresti ancora dimostrare che mi sbaglio".

Martin Steinbuch aveva con sé un robot giocattolo, piccolo un dinosauro.

Martin Steinbuch mostra il suo robot dinosauro durante la discussione su "Robotica e telepresenza" alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

"Queste macchine sono dispositivi materiali", ha detto Sua Santità, "ma dobbiamo anche pensare alla coscienza. La nostra coscienza durante lo stato di veglia dipende dal cervello e dagli organi sensoriali ed è relativamente grossolana. Quando sogniamo i sensi sono a riposo e nel sonno profondo la coscienza è più sottile, come durante uno svenimento e così via, ma la coscienza ancor più sottile e profonda si manifesta al momento della morte. Ci sono casi di praticanti, come il mio tutor, il cui corpo è rimasto intatto per tredici giorni dopo la morte clinica - l'arresto del battito cardiaco e la morte cerebrale - perché quella coscienza sottile era ancora presente".

Sua Santità ha spiegato che lo psicologo Richie Davidson dell'Università del Wisconsin-Madison ha intrapreso un progetto per indagare su ciò che accade in quelle circostanze. Ha sottolineato che mentre la tecnologia può migliorare la coscienza dell'occhio e dell'orecchio, ha scarso effetto sul livello più sottile della coscienza mentale che può essere estesa all'infinito. I valori interiori coinvolgono la mente e l'India antica ha sviluppato una vasta comprensione del funzionamento della mente attraverso pratiche che permettono di coltivare una mente stabilmente calma (shamatha) e l'intuizione analitica (vipashyana). L’illuminazione del Buddha è il prodotto di tali pratiche.

Il pubblico assiste all’intervento di Sua Santità il Dalai Lama durante la discussione su "Robotica e Telepresenza" alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Martin Steinbuch ha poi spiegato che i robot possono imparare rapidamente il comportamento umano e sviluppare un'intelligenza acuta. Sua Santità ha chiesto se un robot è in grado di confortare una persona triste e demoralizzata e Steinbuch ha detto di sì, con una certa sorpresa da parte di Sua Santità. Quando il primo panel si è concluso, Sua Santità ha mandato dei baci a Jade attraverso il suo robot di telepresenza AV1.

Alla seconda discussione su “Malattia, invecchiamento e morte” hanno preso parte lo studioso Kris Verburgh, medico e ricercatore, la dottoressa Liz Parrish, CEO di Bioviva Sciences, Jeantine Lunshof, filosofa e studiosa di bioetica e la giovane Selma Boulmalf, studentessa dell'Università di Amsterdam e della IMC Weekend School. La difficile questione in oggetto era: "Vi piacerebbe vivere fino a 1000 anni?

Christa Meindersma modera la seconda discussione su "Malattia, invecchiamento e morte" alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Sua Santità ha risposto che è necessario essere realistici e che la domanda rappresentava un pensiero irrealistico. I Sadhu indiani e altri praticanti hanno cercato di raggiungere questo obiettivo attraverso lo yoga e il controllo del respiro, ma nessuno ha vissuto più di 200 anni. "La nostra terra alla fine scomparirà, il nostro sole scomparirà, anche la nostra galassia scomparirà, quindi non è realistico pensare di poter evitare la morte". Verburgh ha convenuto che l’ipotesi di poter vivere oltre i 120 anni era remota, ma che recenti sperimentazioni sui topi ha dato risultati convincenti.

Sua Santità ha detto che la popolazione umana mondiale arriverebbe in questo modo a superare 10 miliardi, un numero troppo grande per le risorse naturali del pianeta e, con una battuta, ha suggerito che un metodo non violento per controllo della popolazione è che più persone decidano di diventare monaci e monache.

Selma Boulmalf ha dichiarato che non vorrebbe vivere più di 150 anni. “Da musulmana perché dovrei voler rimanere in questo mondo temporaneo?” e poi ha chiesto a Sua Santità se la malattia può avere un ruolo significativo nella vita. “Credo che affrontare il dolore e le difficoltà - ha detto il Dalai Lama - permetta ai credenti di ricordare il proprio cammino spirituale e Dio. Alla tua età ero uno studente pigro. Proprio come i musulmani memorizzano le scritture, i buddhisti tibetani imparano i loro testi a memoria e li studiano parola per parola”. Il Dalai Lama ha poi spiegato che esistono tre livelli di conoscenza: una comprensione di base acquisita attraverso l’ascolto o la lettura; la comprensione che deriva dal pensiero critico e l'esperienza derivante da una più profonda conoscenza acquisita attraverso la meditazione.

Sua Santità il Dalai Lama risponde alle domande di Selma Boulmalf durante la discussione su "Malattia, invecchiamento e morte" presso la Nieuwe Kerk ad Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Liz Parrish ha detto che la genetica non dovrebbe avere lo scopo di prolungare la vita, ma di prevenire la predisposizione a certe patologie e migliorare la qualità della vita. Jeantine Lunshof ha chiesto perché gli esseri umani vogliono vivere più a lungo. Sua Santità ha risposto che anche gli animali amano la vita e fanno di tutto per difenderla. "Tutti noi amiamo istintivamente la vita e la morte vi pone un termine. Tendiamo a temere la morte perché è un mistero, ma attraverso l'addestramento possiamo sviluppare la fiducia in una vita successiva".

Christa Meindersma ha annunciato che la discussione stava volgendo al termine. Sua Santità ha colto l'occasione ricordare il XX secolo e la grande violenza prodotta dalle guerre. "Tuttavia" ha osservato "verso la fine del secolo scorso sembra esserci stato un cambiamento di atteggiamento: la gente ha iniziato ad opporsi a ulteriori violenze e alle sofferenze che avrebbero comportato. Se possiamo estendere questo modo di pensare al XXI secolo, c'è speranza per il futuro. Dobbiamo concentrarci sul senso di unicità dell'umanità e sul mantenimento dell'armonia religiosa, di cui l'India è l’esempio vivente. Se c’è armonia religiosa lì, perché non può esserci anche altrove?”

Diederick Croese della Singularity University ha ringraziato i relatori, il personale della chiesa, l'organista e tutti coloro che avevano contribuito allo stimolante evento della mattina. Sua Santità ha donato ai vari partecipanti sciarpe di seta bianca, come è consuetudine tibetana.

Diederick Croese dell'Università di Singularity University durante i ringraziamenti conclusivi  del dialogo con Sua Santità il Dalai Lama alla Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Olivier Adam

Nel corso della conferenza stampa, Sua Santità ha ribadito che la tecnologia può chiaramente svolgere un ruolo significativo nell'alleviare la sofferenza fisica, ma che la pace della mente e il ruolo dei principi morali non possono essere sottovalutati. Il sistema educativo attuale fissa obiettivi materiali, ha aggiunto, incentivando ad avere solo aspirazioni materialistiche, e presta poca attenzione ai valori interiori.

Ha ricordato che i limiti posti dal Buddha al comportamento sessuale non interessano solo i membri della comunità monastica, ma si riguardano anche ai laici e che la questione degli abusi da parte di alcuni insegnanti buddhisti sarà affrontata nel corso della conferenza dei leader religiosi prevista a novembre.

Il Dalai Lama ha espresso la sua disapprovazione per l'uso della tecnologia per una sorveglianza oppressiva, ma ha fatto notare che il problema risiede nella motivazione di chi ne è responsabile e nel modo in cui la tecnologia viene usata piuttosto che nella tecnologia in sé. Ha ripetuto che i principi morali costituiscono la base di una vita felice per gli individui, le famiglie e le comunità.

Sua Santità il Dalai Lama durante la conferenza stampa presso la Nieuwe Kerk di Amsterdam, Paesi Bassi, il 15 settembre 2018. Foto di Jurjen Jonkers

Riguardo ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, il Dalai Lama ha detto che l'educazione su questi temi è essenziale e ha deplorato il ritiro dell'America dagli accordi di Parigi. A chi gli chiedeva se ha senso continuare a usare gli aerei, ha risposto che vietarli completamente o mettere al bando tutte le automobili sarebbe un passo estremo, mente è necessario adottare soluzioni più equilibrate, più ampie e lungimiranti.

Sua Santità ha poi ammirato le opere d'arte, per lo più statue e dipinti, della mostra "Vita del Buddha", in particolare una statua del Buddha durante il digiuno e una thangka con le dodici azioni della vita del Buddha. 

Sua Santità il Dalai Lama osserva una thangka raffigurante le dodici azioni del Buddha, parte della mostra "Vita del Buddha" allestita presso la Nieuwe Kerk di Amsterdam (Paesi Bassi), il 15 settembre 2018. Foto di Jeppe Schilder

Il Dalai Lama si è poi trattenuto per il pranzo con vecchi amici e sostenitori del Tibet, al termine del quale, uscendo dalla chiesa sotto un sole splendente, ha incontrato oltre 300 tibetani che desideravano salutarlo prima della sua partenza.

Domani il Dalai Lama darà udienza ai suoi connazionale e terrà una conferenza pubblica sul tema "L’importanza della compassione nei tempi di crisi".

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